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La decisione del ministro Marco Aurélio Mello, in risposta all’azione del PCdoB, ha dato voce a chi può e deve opporsi al golpe

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Traduzione di Marica Guazzora

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“È giustizia”. In questa breve frase la deputata  comunista Jandira Feghali, dello stato di Rio de Janeiro, dà merito del decreto ingiuntivo emesso dal Ministro del Supremo Tribunale Federale (STF) Marco Aurelio Mello al Partito Comunista del Brasile (PCdoB) ripristinando la validità dell’art. 283 del Codice di Procedura Penale, che stabilisce la reclusione, ad eccezione delle eccezioni legali, dopo la sentenza passata in giudicato, in armonia con la Costituzione.

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La decisione corregge una grave deformazione dello Stato Democratico di Diritto, pratica incompatibile con la lotta di una nazione che vuole consolidare le sue civiltà. Questo nocciolo della questione ha permeato l’intenso dibattito nel breve interregno tra la concessione dell’ingiunzione nel primo pomeriggio e l’annullamento nel tardo pomeriggio del presidente dell’STF, il ministro Dias Toffoli. Da un lato, le contorsioni giuridiche, politiche e ideologiche di coloro che non apprezzano la lettera e lo spirito del sistema legale della ri-democratizzazione del paese dopo la fine del regime di arbitrato sorto con il colpo di stato militare del 1964; d’altra parte, giuristi altruisti e rinomati, avvocati difensori dei diritti legali e parlamentari dimostrano la correttezza di quanto asserito dal Ministro  Marco Aurelio Mello.  Il caso trascese le polemiche nel Supremo Tribunale Federale, si stabilì nel Congresso Nazionale e guidò i media a tempo pieno. Può essere analizzato come un ritratto di colori nitidi e contrasti  definiti della grave crisi istituzionale e politica del paese. In questo breve periodo di intensa battaglia, ciò che fu visto dai critici dell’ingiunzione fu la tradizionale sfilata di false tesi che non può essere spiegata se non con la mancanza di rispetto della Costituzione e con tutto l’ordine legale dello Stato democratico di diritto proclamato dall’Assemblea nazionale costituente di 1988.

Come ha detto la senatrice Vanessa Grazziotin (PCdoB-AM), l’azione era “mirata alla difesa della Costituzione”. Jandira Feghali è andata oltre: “Abbiamo fatto l’Azione di Costituzione della Costituzione (ADC) centrata sull’arresto di Lula”. Luciana Santos, presidente PCdoB e deputata federale dello stato del Pernambuco, ha spiegato in un’intervista al Jornal do Comércio che l’obiettivo è quello di  garantire il rispetto del giusto processo legale. “In tempi oscuri, minacciando l’autoritarismo, stiamo proteggendo noi stessi”, ha detto. Anche il leader del PCdoB alla Camera dei Deputati, Orlando Silva, lo ha riassunto bene: il ministro ha solo garantito ciò che è espresso nella Costituzione.

Il PCdoB sa, dalla sua lunga esperienza,  cosa significano le escalation autoritarie. Nella storia, questo non ha mai portato a nulla di buono. Poiché i progetti del potere dittatoriale mirano a sottrarre i diritti al  popolo, quindi le forze politiche che si identificano  con la sovranità della madre patria e il progresso sociale,  essendo conseguenti nei loro atteggiamenti, diventano i primi obiettivi. La costruzione democratica in Brasile ha una traiettoria di battaglie combattive, mitigata dal sangue dei figli più disinteressati della nazione, come evidenziato dalla cronaca dei suoi salti di civiltà. C’è, senza dubbio, un ulteriore processo di degradazione delle garanzie legali del processo democratico che si è evoluto con il patto politico del 1988, un percorso seguito dai primi grandi scioperi per la liberazione del popolo brasiliano dalla schiavitù, dall’oppressione coloniale e oligarchica.

Questa Azione del PCdoB ha rappresentato un raggio di luce in questa marcia della follia oscurantista scatenata dalle manifestazioni del cammino del colpo di stato e che ora si annuncia in modo più radicale con l’imminente possesso del governo di destra del presidente eletto Jair Bolsonaro.

La decisione del ministro, in risposta all’Azione del PCdoB, ha dato voce a coloro che possono e devono opporsi al colpo di stato, lo stato di eccezione che annuncia l’annientamento dello Stato di diritto democratico. La battaglia continua, ora con le forze della legittimazione democratica rinvigorite, una lotta che può avere il suo risultato con il giudizio nel merito della questione nella plenaria del Supremo Tribunale Federale prevista per aprile 2019 e che rappresenta nientemeno che la sopravvivenza del Brasile come nazione sovrana , con il dovuto rispetto per la volontà della sua gente.

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