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Le dittature e il fardello dell’uomo bianco

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La propaganda contro il Venezuela bolivariano criminalizza i nemici da conquistare.

di Emiliano Alessandroni

 

La storia del colonialismo mostra nei secoli una serie di caratteristiche affini e in particolare uno stesso modus operandiLa conquista di un territorio viene sempre preceduta o accompagnata da una martellante campagna “informativa” (pubblicitaria) finalizzata a criminalizzare i suoi abitanti o i suoi governi. Rispetto a questa immagine il colonialismo appare sempre come “il male minore” per quei popoli, o forse “il bene maggiore”. All’epoca di Montaignegli Stati europei dipingevano come “cannibali” i nativi di quei territori che di volta in volta si proponevano di occupare. Bisognava allora portare la luce della civiltà (ossia dell’Occidente) laddove regnava l’oscurità della barbarie.

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Questo accade anche oggi: Palestina, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Venezuela (e in futuro si teme sarà la volta dell’Iran, della Bolivia, di Cuba, fino ai reali obiettivi finali: Russia e Cina), quando entrano nelle mire coloniali degli Stati Uniti o dell’asse USA-Israele, diventano più che mai luoghi di ferocia inaudita in cui occorre intervenire militarmente per riportare l’armonia, ovvero la pax americana.

I loro governanti vengono quindi descritti come creature sadiche, aberranti mostri umani, la cui unica ambizione, dalla culla alla tomba, non è altro che quella di affamare, dissanguare, bombardare il proprio popolo. Diventano pertanto, in men che non si dica, anch’essi dei cannibali, o espressioni governative del cannibalismo.

Ma l’uomo bianco ieri e l’Occidente oggi, ha un fardello morale sulle spalle, un compito dal quale non può esonerarsi: portare nei secoli, con la spada, con i fucili e con le bombe, il bene nei luoghi in cui regna il male, la civiltà laddove regna la barbarie, la democrazia dove impera la dittatura. Gli Stati Uniti costituiscono oggi gli eredi del suprematismo bianco e della tradizione coloniale che di volta in volta taccia di tirannia tutti coloro che non si allineano alla propria volontà e non si sottomettono al proprio dominio. Nessun paese che tenterà di resistere a un tale dominio sarà dunque mai al riparo dall’accusa di dispotismo.

Che ne è, tuttavia, in questa narrazione, della dittatura coloniale o neocoloniale? E che ne è della democrazia nei rapporti internazionali? Come di consueto i nostri media fanno calare, su questi concetti, un silenzio assordante.

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