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Lo sfregio

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Manifestazione vergognosa dei fascisti di Forza Nuova a Prato, nel centenario della costituzione dei fasci di combattimento. Serio sfregio alla città e alla coscienza democratica

di Patrizio Andreoli, Segreteria Nazionale Pci Dipartimento Politiche dell’Organizzazione

Sfregio alla Costituzione, sfregio ai valori dell’antifascismo e della Resistenza, sfregio alla coscienza civile e democratica della parte migliore del Paese, sfregio ai perseguitati politici, ai confinati e ai bastonati durante il ventennio fascista, ai fucilati e ai deportati nei campi di sterminio sulla scorta di una cultura di odio e di negazione di ogni differenza (etnica e linguistica, religiosa, politica, di genere e sessuale), sfregio ai soldati internati periti nei lager dopo l’8 settembre perché rifiutatisi di aderire alla Rsi e al III Reich; sfregio ai tanti cittadini straziati dalle bombe e dallo stragismo fascista negli anni settanta ed ottanta del novecento; sfregio a Prato, città decorata di medaglia d’argento al Valor Militare per il contributo di sangue e i sacrifici offerti durante la Lotta di Liberazione dal nazifascismo. Sfregio alla terra di Toscana che parla coi colori e la voce dei bambini in girotondo a Sant’Anna di Stazzema, trucidati sotto i colpi di mitraglia delle SS, accompagnate dai traditori repubblichini su su, lungo l’impervia mulattiera sino al borgo; della madre sventrata col figlio ancora in grembo, dei parroci assassinati sull’altare, delle staffette torturate, dei contadini bruciati nei casolari o inchiodati sulle porte delle cascine per aver dato rifugio e protezione o un pezzo di pane ai partigiani. Serve che si alzi un nuovo grido d’indignazione, la protesta dei lavoratori, delle donne e dei giovani. Serve a questa democrazia, ed è urgente, la semina e testimonianza attiva di una nuova leva antifascista, un nuovo arruolamento delle coscienze, un nuovo antifascismo militante; serio, per nulla incline alla retorica, rigoroso e attuale. La nostra Resistenza, la Resistenza dei comunisti non è buona per una parata il XXV aprile. La nostra Resistenza è cucita nella memoria e nel nostro impegno quotidiano. Ieri col dolore e i sacrifici di un popolo intero che attraversando la tragedia ha ritrovato la via della propria dignità e libertà; oggi nella notte morale e sociale di un Paese ferito, con la fatica di quella parte che non si arrende e piega, che non gira lo sguardo dall’altra parte, che resiste e stringe nel pugno la speranza del cambiamento. E non è meno facile. Intanto, come e più di pietre, pesa il silenzio delle massime autorità dello Stato e del Capo del Governo, segno di viltà e di complicità con tale vergogna. Segno di servilismo ai tempi. E’ questo il clima in cui il Prefetto -acquiescente alla deriva autoritaria in atto- ha concesso la piazza e permesso la manifestazione. Il Pci oggi accusa: qual è la vostra legalità repubblicana, quale la Patria a cui vi riferite? Sul sangue dei caduti per la riconquista delle comuni libertà, nessuno può pensare di abdicare a scelte di limpida coerenza col dettato costituzionale. La nostra unica Patria è quella dei partigiani e dei patrioti caduti, riscatto ed onore d’Italia! A Forza Nuova, movimento fascista ed eversivo mobilitatosi in occasione del centenario della nascita dei fasci di combattimento, a Massimo Nigro candidato a Sindaco di Prato che appena ieri affermava vergognosamente come “Mussolini è nel cuore degli italiani”, aggiungendo che “l’Anpi non ha ragione di esistere e prendere soldi perché i partigiani sono tutti i morti”, e “la svastica è un simbolo che mi lascia indifferente”; noi rispondiamo ancora e ancora, con le parole dettate da Piero Calamandrei in occasione dell’ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti conosciuta anche come “Lapide ad ignominia”. Esse valgono per i boia di ieri e per i fascisti e razzisti di oggi: “…Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai morti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza”. Resistere. Non arretrare di un passo. Preparare i tempi nuovi. Per noi comunisti “il vento fischia ancora”. (21 marzo 2019)

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