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Orario di lavoro, bene presidente INPS. E’ tempo di riconquistare i diritti

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di Francesco Valerio della Croce, Segreteria nazionale PCI

L’intervento del neo presidente INPS Tridico campeggia oggi sulle prime pagine dei quotidiani, in Italia – magari anche solo per mezza giornata – si ritorna a parlare di un possibile indirizzo di riforma del diritto del lavoro, in senso finalmente positivo per i lavoratori.

Della riduzione dell’orario di lavoro, i comunisti hanno fatto e fanno una bandiera, quindi non possiamo che salutare positivamente l’intervento del presidente dell’INPS. Possiamo aggiungere che noi siamo per la riduzione generale del tempo di lavoro, e quindi anche dell’età per la pensione e da tempo proponiamo un dibattito su come garantire il diritto effettivo alla pensione per una generazione che a 30 anni e oltre è precaria e che sempre più trascorre i primi anni dell’esperienza lavorativa nella tenaglia di ciò che comunemente oggi chiamiamo lavoro gratuito. Aspettiamo – pertanto – anche su questo punto parole significative da parte del presidente dell’Istituto che nel diritto alla Previdenza ed alla pensione ha la sua ragione d’esistere e ci auguriamo che a tale apertura su orario di lavoro corrisponda, a differenza del passato, una riflessione critica sulla ideologia dell’innalzamento continuo delle soglie per la maturazione della pensione, che mina l’effettività stessa del diritto alla pensione per i giovani e non solo.

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La questione della riduzione dell’orario di lavoro – purchè a parità di retribuzione – è centrale. E’ l’unica strada non solo per l’emancipazione generale del lavoro, ma è la via concreta con cui fronteggiare l’imponente avanzata tecnologica che, ad esempio con l’attuazione di progetti come Industria 4.0, produrrà di certo (come già certificato da eminenti istituti di ricerca) milioni di disoccupati in Italia e in Europa nei prossimi anni. E’ una posizione politica qualificante per i comunisti, che ci distingue nettamente da tesi incline ad una cosiddetta decrescita felice, riproponendo – al contrario – il tema del controllo dello Stato e dei lavoratori sui mezzi della produzione, sul mercato, con politiche di indirizzo nel segno dello sviluppo delle forze produttive in maniera non antagonistica rispetto ai diritti ed alla dignità dei lavoratori. E’ il tema del primato della dignità dei lavoratori, garantita attraverso la supremazia dello Stato e delle sue regole, sulle dinamiche selvagge della concorrenza. E’ una battaglia frontale contro la cultura liberista, ancora egemone ma messa oggi fortemente in discussione persino nel senso comune dalla miseria di massa provocata: non è un caso che proprio dagli anni Ottanta, gli anni della controffensiva capitalistica e liberista globale, la legislazione più favorevole alla riduzione dell’orario di lavoro abbia trovato il suo arresto ed il suo vero e proprio arretramento.

La lotta per la riduzione dell’orario è battaglia articolata, poichè richiede la rivendicazione più generale e urgente della riscrittura del diritto del lavoro, martoriato da anni ed anni di attacchi, culminati nella deregolamentazione e precarizzazione totale ad opera degli ultimi governi. Richiede una discussione ampia sui modi per la contrattualizzazione e la regolamentazione dell’orario di lavori mascherati da partita IVA o da figure professionistiche, ma in realtà pienamente ascrivibile alle tipologie di lavoro subordinato e ipersfruttato.

Con questa battaglia si intrecciano quella per il contratto collettivo nazionale, per la contrattualizzazione delle fattispecie senza un contratto, per il salario minimo, per lo smantellamento del Jobs Act e, non in ultimo per importanza, per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Apriamo allora la più grande offensiva politica possibile su queste parole chiare, rivolgiamola alla società e lavoriamo nelle contraddizioni di questa fase politica di transizione incerta che è caratterizzata ancora da tante promesse mancate in tema di diritti dei lavoratori.

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