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La pietra di Carola e noi

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La memoria, la povertà del mondo che bussa, la battaglia politica

di Patrizio Andreoli, Segreteria Nazionale Pci Dipartimento Politiche dell’Organizzazione

Nel 1939 il transatlantico tedesco S.Louis di proprietà della Hamburg-America Line, effettuò un viaggio con a bordo 963 esuli ebrei che in estate lasciarono la Germania col solo visto di andata e l’avvertimento a non rientrare pena l’internamento e la persecuzione. Lo comandava Gustav Schröder, un uomo che conosceva il valore della parola dignità e che non avendo cessato per l’appunto di “essere umano” in anni di tragica avanzata di fascismo e nazismo, si prodigherà oltre misura per salvare dall’annientamento uomini, donne, interi gruppi familiari innocenti. Fu Cuba , per prima, a negare loro il permesso di sbarco sia come turisti che come rifugiati politici; quindi fu la volta del Governo degli Stati Uniti che ordinò alla Guardia Costiera di non respingere i rifugiati pur attivando “ogni scelta utile a non agevolare il loro arrivo”, ovvero negando di fatto l’ingresso in porto. Quel viaggio (una pagina buia della stagione roosveltiana rapidamente espunta dalla cronaca e memoria collettiva americana), passerà alla storia come il “viaggio dei dannati”. Stremati e disperati essi riattraverseranno l’atlantico, soli e invisibili, paria del mondo, finché la tenace azione del comandante di fronte ai no, ai tanti no del mondo civile, del mondo democratico e liberale, dei circoli illuminati d’Europa e d’oltre atlantico, di fronte agli equilibrismi delle cancellerie e alle ragioni di Stato, all’opportunismo interessato di molte “anime belle”, all’indifferenza e al silenzio dei più (compreso il mondo cattolico), non procurerà il volontario incagliamento sulle coste della Gran Bretagna con l’obbiettivo di rendere possibile lo sbarco dei più. Non avverrà. Altre complicazioni e contraddizioni si sarebbero presentate, fra visti centellinati, pressioni, quote d’ingresso non superabili da rispettare…
L’invisibilità è la negazione radicale del proprio esistere sociale, la traduzione più compiuta dell’indifferenza e del pregiudizio, l’anticamera (e non solo metaforica) del nulla. Ecco perché quell’Europa che prona tanto permetteva voltando la testa, già portava -ne fosse o meno nel suo insieme consapevole- il proprio volenteroso mattone alla futura pianificazione dello sterminio. Allora si trattò dell’invisibilità sociale e della sopraffazione di un’etnia, di un’intera cultura e di un intero popolo. Odio razziale, antichi pregiudizi e luoghi comuni crebbero all’ombra di una lunga pratica e tradizione di persecuzione antiebraica nutrendosi di indifferenza. Sarà la banalità del male. Se allora lo sforzo si rivelò enorme per misura e feroce sistematicità come mai era accaduto prima nella storia del genere umano; oggi in tutt’altro contesto, la declinazione di quell’invisibilità è addirittura incommensurabile. Al presente, infatti, si tratta di respingere e rendere socialmente invisibile un’intera parte del mondo spoliata di pane, diritti, dignità e futuro. I muri che sempre più alti l’occidente alza -dal Messico, all’ Austria, all’Ungheria- hanno per proprio fine il tener lontano la povertà e disperazione della terra. E si sa, la povertà è maleducata, sporca, politicamente scorretta. E’ il contrappunto disturbante la buona coscienza di molti. La povertà interroga. E’ lì e non è eliminabile con prediche, vuoti appelli, pietismi. La povertà, la guerra e la miseria, sono l’atto di accusa più potente contro il sistema capitalistico, il neocolonialismo (sempre al fronte in nome della “libertà”), gli egoismi e la miopia politica di un’Europa divisa e piccola piccola, incapace ad agire in una dimensione globale con reali politiche di pace, di cooperazione e solidarietà attiva.
Alcuni rappresentanti del centrosinistra italiano sono in questi giorni saliti sulla Sea Watch per portare solidarietà in nome della necessità di “restare umani”. Un atto encomiabile contro la barbarie di tempi segnati da diffuse pulsioni neofasciste e dalle continue prove muscolari di un Ministro degli Interni che ha incredibilmente (non è un’osservazione di costume ma tutta politica) giurato sulla Costituzione. Eppure sono gli stessi che hanno approvato e giustificato questa Europa (moderno feticcio non discutibile) con le sue compatibilità e i suoi diktat finanziari, i suoi milioni di famiglie in stato di povertà assoluta, la limitazione dei diritti sul terreno del lavoro, la severa spoliazione di gran parte dei diritti sociali (welfare). E’ la sinistra del “rendiamo più potabile il mondo che c’è”, e non quella che questo mondo vuole cambiarlo davvero. E’ la sinistra che ha perduto l’orizzonte della trasformazione socialista, di un altro futuro possibile, di un’altra umanità. Insomma, essi hanno compiuto un gesto eticamente significativo che pur tuttavia, ha più a che fare con la denuncia politica e morale che con la battaglia per la trasformazione. Altro è decidere di dare battaglia politica. Quella battaglia che ha invece deciso di dare Carola Rackete saldando valori e coerenza dei comportamenti, necessità di immediato salvataggio e rispetto reale della vita degli esseri umani. Ecco perché i comunisti sono e stanno con Carola. Non per motivi sentimentali ma tutti politici, perché per dirla in termini squisitamente marxiani ha per sua parte tentato di cambiare concretamente lo stato di cose presenti. Ecco perché quell’attracco, vale più di mille comizi e manifestazioni. Ecco perché interroga anche noi spronandoci a recuperare il valore gigantesco e trasformatore della/delle lotte e della rivolta contro le ingiustizie. Non si “resta umani” perché lo si invoca. Si “resta umani” perché quell’umanità si difende con scelte, prezzi da mettere in conto, sfide alla durezza del presente. Con esso, ella ha esattamente squarciato l’invisibilità a cui 42 disperati (così come 936 ebrei ottanta anni fa) erano destinati. Un gesto per molti intollerabile. “Soccorrerli in mare ma non permetterne lo sbarco”, aveva gridato Salvini nei giorni scorsi. Come dire, accontentatevi di cibo, indumenti e pietosa elemosina ma restate -appunto- lontani, magari sull’isola che non c’è come quella di Peter Pan; dove volete, ma lontani. Indecente e degno di denuncia per attentato alla dignità delle genti il commento del Ministro olandese che ha suggerito di riportarli in Libia o in Tunisia; ovvero tra le braccia della disperazione e della persecuzione. Indecente il commento -appunto- di Salvini, che ha chiesto il sequestro della nave e il suo smantellamento. Indecente e isterico quello della fascista Giorgia Meloni che ha reclamato la distruzione della Sea Watch (insomma come dire, perché non attaccarla militarmente ed affondarla?). Toni ed atteggiamenti da “delenda Carthago”, compreso l’atto estremo del cospargimento del sale sulle fondamenta della città nemica ad impedirne ogni possibile rifioritura…
Carola Rackete forse non sa neanche di essere stata il Davide che ha lanciato la sua pietra sul volto -di tanto, stupito e furibondo- Golia europeo. Eppure quel colpo è stato duro ed efficace. Sia chiaro, guai a produrre nuovi eroi. Non di questo abbiamo bisogno. Ma di segni di rivolta e nuova indignazione sì! Ci sono micce della coscienza che sul momento appaiono poca cosa, appena un bagliore nella notte. Eppure senza quel poco, non divamperebbero mai gli incendi che poi tutto modificano. Certo, una miccia non basta. Serve la leva della battaglia politica e della mobilitazione. Serve dichiarare irricevibile quest’Europa. I comunisti a questo devono guardare. Per questo si devono preparare. Per questo serve un Partito consapevole e organizzato o la miccia di Carola -come tante volte accaduto nella storia- si spegnerà soffocata dal peso inerte del peggio che resiste e soffoca le spinte più generose. Sì, abbiamo bisogno di “rimanere umani”, ma per farlo il cambiamento non va recitato, va costruito. Questa è la sfida vera. Questa è la sfida che conta. L’avvenire non viene da solo. (03 luglio 2019)

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