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LA FUSIONE TRA FCA E PSA E’ SOCIALMENTE “ALLA PARI”?IL GOVERNO ITALIANO NON PUO’ STARE A GUARDARE

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COMUNICATO PCI-DIPARTIMENTO POLITICHE ECONOMICHE E EUROPA

Il patto di fusione tra Fca (Fiat/Chrysler) e Psa (Peugeot) sta suscitando commenti ottimistici ma anche preoccupazioni più che fondate, concernenti gli effetti sulle garanzie sociali e sulla tenuta complessiva dell’apparato produttivo italiano (di cui Fiat è parte importante). L’economia mondiale è segnata ancora dalla crisi capitalistica e dall’incertezza: in Italia, in particolare, il reddito ristagna e il tasso di risparmio continua a calare (vedi l’ultimo rapporto Consob), i salari reali restano inferiori a quelli di 10 anni fa (stima della European Trade Union Confederation). L’incertezza blocca la crescita deprimendo gli investimenti, quelli autoctoni e quelli diretti esteri: i dati Ocse hanno segnalato per il nostro Paese un crollo di questi ultimi, precipitati dai 21 miliardi di dollari del secondo trimestre 2018 ai 7 miliardi del primo semestre 2019. In un tale drammatico contesto, in cui i padroni disinvestono e le aziende chiudono, delocalizzano o chiedono consistenti tagli del costo del lavoro, l’accordo tra Fiat e Peugeot può rappresentare un’operazione aziendalmente sensata e capace di sviluppi vantaggiosi.

Già, ma vantaggiosi per chi? Vantaggiosi per le famiglie Agnelli e Peugeot o anche e soprattutto per la Francia e l’Italia e per i lavoratori francesi e italiani? La fusione dà luogo ad un colosso dell’industria automotive, quarto per dimensioni su scala mondiale, con vantaggi derivanti dalle rispettive doti dei contraenti: Fca contribuisce con marchi prestigiosi quali Maserati e Alfa Romeo e con l’ingresso offerto a Peugeot nel mercato Usa; reciprocamente, Psa dischiude a Fiat le porte del mercato asiatico e offre un avveniristico monopolio nella costruzione di piattaforme modulari da usare per le auto elettriche. In definitiva, Fca e la famiglia Agnelli guadagnano dalla fusione con Psa dal punto di vista del valore di borsa passato da 13 miliardi a 20 miliardi di euro e da quello dei dividendi da distribuire agli azionisti. Psa e la famiglia Peugeot, nonostante un iniziale flessione del titolo in borsa, può guardare con ottimismo ai già calcolati futuri introiti del neocostituito gigante industriale. Tra l’altro, la fusione mostra come operino a corrente alternata (a seconda degli interessi e dei soggetti in questione) gli orientamenti dell’Unione europea, custodi della “libera concorrenza” e ostili a concentrazioni dell’offerta: quegli stessi orientamenti che hanno sin qui impedito l’acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri. Un ostruzionismo invocato a difesa della cosiddetta libera concorrenza e che, in questo caso, sembrerebbe beneficiare l’azienda tedesca Meyer Werft, anch’essa attiva nel settore delle costruzioni navali. Al contrario, per Fiat e Peugeot non si è profilata alcuna reprimenda antitrust.

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Tutto a posto, dunque? Nient’affatto. C’è infatti una sostanziale differenza tra la presenza politica dei francesi e l’ossequioso stare a guardare del nostro governo. Intanto lo stato francese vanta una consistente presenza azionaria in Psa, che è senz’altro destinata a condizionare i termini dell’accordo. Il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, approvando il progetto di fusione, non ha mancato di ricordare alle parti che la Francia ritiene essenziale la salvaguardia “di tutti i siti industriali e la tutela del lavoro”. Lo ha detto, sapendo che i francesi nel futuro consiglio di amministrazione potranno disporre di 6 posti su 11. Rispetto a tutto ciò, il governo italiano pudicamente non si è intromesso. Per decenni Fiat è stata beneficiata con fiumi di denaro pubblico; negli ultimi anni l’asse dei suoi interessi si è sempre più spostata fuori d’Italia: ed ora, il patto Fca/Psa viene a rafforzare un tale atteggiamento “apolide”.

Dunque, tutto a posto per la famiglia Agnelli; per i lavoratori italiani è invece tutto da vedere. I comunisti sanno comunque da che parte stare.

Bruno Steri (Responsabile Politiche Economiche e Europa)

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