Lettera del Compagno Losurdo al Comitato Centrale del PCI

Di Ufficio Stampa. Di seguito pubblichiamo un estratto della lettera che il Compagno Domenico Losurdo ha inviato al Comitato Centrale del PCI, di cui è parte.

Ai compagni del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano

 Cari compagni, avendo fatto la scelta di impegnarmi politicamente soprattutto sul fronte della lotta teorica, con articoli, saggi, libri e con la partecipazione attiva a Convegni nazionali e internazionali, finora non ho potuto prender parte alle riunioni del Comitato Centrale. Mi scuso sinceramente e profondamente con voi, ma spero al tempo stesso che capirete le ragioni della mia scelta, che a me sembra opportuna e forse obbligata nelle condizioni di vita e di lavoro in cui mi trovo a operare.

Oggi, però, è un altro giorno: ero deciso a partecipare a una seduta del CC che si presenta alquanto delicata e quanto mai importante. Purtroppo, [..] un giro vorticoso di viaggi che [..] mi hanno portato in Brasile, Spagna, Germania, per non parlare delle numerose città italiane e per tacere altresì dei viaggi da me rinviati ma cha ora mi attendono al varco (Cina, Canada, Francia ecc.) [..] mi costringono a rinunciare.

Ma, almeno in questa occasione, vorrei comunicarvi il mio punto di vista [..]. A me sembra che il nostro Partito, sventati i colpi bassi che potevano colpirlo a morte prima ancora della sua ricostituzione, stia cominciando a prender forma. Con le sue iniziative politiche e le sue prese di posizione comincia a caratterizzarsi come una realtà politica ineludibile per quanti hanno a cuore la causa della democrazia, del rispetto e dell’applicazione della Costituzione nata dalla Resistenza, la causa della pace e della lotta contro i pericoli di guerra dell’imperialismo, del colonialismo e neocolonialismo, la causa del comunismo, cioè la causa del «movimento reale che abolisce lo stato di cose presente».

A me sembrava e sembra che in questa direzione vadano anche le decisioni recentemente prese dal Partito in materia elettorale. Pertanto, la polemica che a tale proposito si è sviluppata ha provocato in me perplessità e turbamento. Va da sé che nelle nostre file il dissenso è legittimo, ma quando questo dissenso si esprime in forme aspre e delegittima di fatto il centralismo democratico, una domanda s’impone: siamo in presenza di un nuovo tentativo di affossare il Partito? Ho detto che questa polemica mi amareggia, ma devo subito aggiungere che essa non mi sorprende.

Diamo uno sguardo rapido al quadro nazionale e internazionale: non è solo in Italia, è nel mondo che il movimento comunista comincia a riprendere forma, trascinato anche dai grandiosi successi della Repubblica popolare di Cina e del Partito Comunista Cinese. Per un altro verso, però, è in atto un tentativo di scindere il movimento comunista internazionale e di trascinare una parte di esso su posizioni anticinesi e in ultima analisi liquidazioniste. È un tentativo di cui non si può sottovalutare le pericolosità, tanto più che continua a pesare l’eredità funesta del ’68 e della sua polemica astiosa contro il centralismo democratico e la «forma-Partito». Ciò vale soprattutto per il nostro paese, che ha visto per anni Fausto Bertinotti coniugare sapientemente e strumentalmente l’agitazione del principio anarchicheggiante («liberamente comunisti») a una pratica di direzione sempre più chiaramente bonapartista.

 Per concludere e in sintesi: 1) ribadisco la mia solidarietà al Segretario generale e agli altri dirigenti del Partito e condanno ogni tentativo di delegittimazione del centralismo democratico e dei risultati del nostro ultimo Congresso; 2) ribadisco la mia disponibilità a precisare ulteriormente il mio orientamento che peraltro mi sembra già chiaro; 3) auguro a tutti i compagni di ritrovare la serenità di spirito e di lavorare proficuamente per rafforzare l’unità del Partito in previsione anche della lotta cha siamo chiamati a condurre in occasione delle prossime elezioni.

 

7 Comments

  1. mj23

    Mi addolora tantissimo constatare che anche un personaggio di altissima caratura come Losurdo, per il quale ho infinita stima e ammirazione, non voglia rendersi conto che aderire a Potere al Popolo significa proprio portare acqua al mulino di chi si richiama esplicitamente, nella prassi politica come nell’ideologia, alla “eredità funesta del ’68” e a “principi anarchicheggianti”.

  2. Giambattista Cadoppi

    Noi non dobbiamo mettere il problema internazionale come discriminante. Altrimenti facciamo a cazzotti con tutti. La maggior parte di PaP sono a favore di qualsiasi rivoluzione colorata. Nondimeno la nostra adesione è una specie di “Svolta di Salerno” (dove si era rimandata la discussione del problema monarchia-repubblica al dopoguerra) e si supera l’impasse della presentazione alle elezioni. in questo modo facciamo politica altrimenti solo seghe e saremmo condannati all’impotenza. Noi facciamo politica e interveniamo nella realtà per cambiarla. Al contrario se rimanessimo isolati non riusciremmo nemmeno a presentarci alle elezioni. Cosa per altro difficile anche ora.
    I clash city workers a cui ci alleiamo fanno decisamente cagare. Però si deve dire l’alternativa qual’è. Anche Badoglio e i monarchici facevano cagare ma li abbiamo avuti come alleati. E il PCI diventò un partito di massa. Allora PSIUP e Partito d’Azione criticarono il PCI da sinistra, ma il PCI guadagnò l’egemonia sulla Resistenza. La Cina non è ben vista in Italia, nemmeno nella sinistra, ha ancora un basso soft-power, Bisogna tenerne conto e non porre la questione come disciminante.

    1. mj23

      Ecco, vedi, io con gente che è “a favore di qualsiasi rivoluzione colorata” non voglio averci nulla, ma proprio NULLA a che fare. Oltretutto, quei gruppi anarcoidi e libertari che fanno la parte del leone in Potere al Popolo non rappresentano proprio nessuno, men che meno il POPOLO REALE, dal quale, anzi, ci condannano ad essere sempre più distanti, altro che “partito di massa”. Le alternative c’erano eccome, ed erano ben tre: 1) Partecipare alla Lista del Popolo di Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia con tanto di piattaforma mediatica di Pandora TV; 2) Convergenza con Marco Rizzo per una lista comunista unitaria (il partito di Rizzo dovrebbe essere il primo interlocutore, non certo Rifondazione che è tutto tranne un partito “comunista”); 3) Rinunciare a presentarsi a queste elezioni (a volte fare le cose per forza è peggio che non farle) e continuare a consolidare il partito senza rischiare di bruciarlo in una roba improponibile come Potere al Popolo.

      1. Giambattista Cadoppi

        Per Rizzo Cina e Russia e Brics sono imperialisti. Peggio che andare di notte. Andare da soli significa non presentarsi. Saltare significa non fare politica. Chiesa e Ingroia sono il nulla. Potere al popolo ha suscitato interesse più di quanto valgono le singole componenti.

        1. mj23

          Guarda, se Chiesa e Pandora TV (su Ingroia ne possiamo discutere) sono “il nulla”, e se non c’è alternativa a fare per l’ennesima volta – e da 10 anni! – l’ultima ruota del carro di una riedizione cieca e ostinata dell’impresentabile Arcobaleno, non posso fare a meno che risponderti con le parole di un personaggio a me ben poco simpatico ma che in questo caso sono molto calzanti: “continuiamo così, facciamoci del male”. Io però mi fermo qua, non ne voglio più sapere di questa roba.

  3. Giambattista Cadoppi

    Pietro Secchia scrisse sulla Nostra Lotta, durante la resistenza, “Sinistrismo maschera della Gestapo”. L’avversario che si annidava nella sinistra non erano tanto i gruppetti trotskisti e bordighisti con i loro ridicoli appelli al disfattismo e a non sparare sui “proletari” della Wehrmacht ma i gruppi ultra-stalinisti del Partito Comunista Integrale e di Bandiera Rossa di Milano (che per altro entrarono poi tutti nel PCI) che chiedevano la Rivoluzione Proletaria e la bolscevizzazione dell’Italia. Secchia si domandava chi è che aveva interesse a sventolare il fantasma del bolscevismo. Ragionate gente!!!

  4. Luca

    Cari compagni, è inevitabile e vitale che l’adesione al progetto Potere al Popolo susciti profonde discussioni. Leggo con interesse le Vs analisi. L’analisi internazionale evidenzia la Caporetto, se non esistessero Cina e Russia non esisterebbero grandi forze antifasciste, e non vado oltre nel ragionamento. La situazione nazionale ha raggiunto la situazione pari a molte altre realtà europee e le forze comuniste si sono coagulate con forze movimentiste di vario genere. Certo, non è quanto il mio pulsare interiore chiede, ma è una grande forza di rottura e rivoluzionaria. Cosi spero

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