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Russia, grande avanzata del Partito Comunista alle elezioni amministrative

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Moscow, RUSSIAN FEDERATION: A girl wearing a vest with Russian communist pary symbols holds a red flag during pro-communist's rally devoted to the national holiday celebration, the Day of the Fatherland's Defender in Moscow, 23 February 2007. AFP PHOTO / ALEXANDER TITORENKO (Photo credit should read ALEXANDER TITORENKO/AFP/Getty Images)

Una settimana fa, il 9 settembre, si sono svolte in Russia importanti elezioni amministrative, in alcuni casi sono stati eletti nuovi deputati della Duma, il parlamento federale.

Difficile spiegare la complessità del sistema amministrativo decentrato in Russia, specie se confrontato col regionalismo italiano. Semplificando si potrebbe dire che la federazione russa è divisa in regioni e repubbliche autonome con popolazione dal punto di vista etnico non russa.

A dirigere le regioni sono dei governatori, eletti dalla popolazione, ma confermati e controllati dal potere centrale, cioè da Putin. A fargli da contrappeso ci sono i consigli regionali che hanno potere legislativo.

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Inutile pertanto valutare i risultati elettorali col metro delle percentuali, anche se hanno un’importanza non irrilevante, ma piuttosto per il “trend” generale rilevato che vede un calo vistoso del partito di governo “Russia unita” del duo Putin-Medvedjev e l’affermazione a tutti i livelli del Partito comunista della federazione russa. Il distacco tra i due partiti si è vistosamente assottigliato e molti commentatori ritengono che “siano crollati i piedi del gigante d’argilla”.

Ciò è dovuto, secondo il presidente del CC del PCFR, alla crescente delusione del russi per le promesse non mantenute di Putin e del suo governo. In primo luogo per la sorprendente proposta di riforma pensionistica, una specie di “legge Fornero” russa. Nei mesi scorsi si sono svolte in tutte le città della vasta regione russa, dal Pacifico al Baltico, imponenti manifestazioni popolari organizzate dal PC e dai sindacati. La stampa occidentale ovviamente non ne ha parlato, dato che il blogger Navalnij, suo beniamino, non vi aveva partecipato e nemmeno i suoi pochi sostenitori.

Tanto furono imponenti le manifestazioni che Putin è stato costretto a rettificare il tiro proponendo di emendare la legge di riforma del sistema pensionistico in alcune sue parti. Per i comunisti non basta, anche perché si tratta di un inganno a danno dei lavoratori. Perciò Zjuganov annuncia una nuova grande manifestazione nazionale a Mosca, il 22 settembre, dove ribadirà la proposta di coprire le spese pensionistiche con maggiore sviluppo economico e tecnologico basandosi sulla collaborazione con la Cina e l’India. Alla necessaria robotizzazione delle industrie deve seguire, sottolinea Zjuganov, la riduzione della settimana lavorativa a quattro giorni. I robot non vanno in pensione, ma producono ricchezza… I  soldi per un sistema pensionistico onesto e per migliori salari si trovano tra gli oligarchi ed i capitalisti che hanno goduto finora dei favori del potere. Un sistema fiscale veramente progressivo risolverebbe molti problemi. Intanto gli organi del potere ed i loro mass media continuano a dare la colpa alle sanzioni occidentali contro la Russia che spesso sono diventate semplicemente un alibi per l’incapacità di scelta.

Per quel che concerne i risultati elettorali il PCFR ritiene soddisfacente il successo nelle regioni siberiane, lungo il Volga, a Grande Novgorod, Orel, Uljanovsk, il Primorje e la regione dell’Amur, Novossibirsk, Irkutsk ed altrove. In molte regioni i comunisti controlleranno gli organi legislativi, mentre (per ora) hanno eletto direttamente solo il governatore di Orel. Altri andranno al ballottaggio tra una settimana. In alcuni casi ci saranno anche alleanze tra PCFR e “Russia unita” nella scelta di governatori indipendenti.

Soddisfacente anche il risultato delle elezioni suppletive per i deputati della Duma. I dirigenti del PCFR hanno infine rilevato come vengano usati contro i comunisti anche i “fake PC”, liste di disturbo il cui unico compito è impedire l’affermazione dei candidati comunisti.

di Stojan Spetič, Comitato centrale PCI

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