A proposito del TAP

di Edoardo Castellucci, Segreteria nazionale PCI e responsabile Ambiente e Territorio 

 

Riguardo alla vicenda TAP (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto progettato per portare in Europa il gas naturale estratto in Azerbaigian, che dall’Albania arriverà a ridosso della spiaggia di San Foca (Melendugno LE), e alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte e del Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio bisogna far notare che ancora una volta si affermano cose non vere e si prendono in giro i cittadini e i movimenti che si oppongono alla realizzazione dell’opera.

Il TAP , non è un’opera pubblica, ma è un’opera privata di interesse pubblico. Non c’è nessun contratto tra il consorzio TAP e lo Stato italiano, ma solo un contratto tra TAP e aziende che stanno realizzando l’opera, tra cui Saipem, Renco e Bonatti, e un altro contratto, venticinquennale, con le aziende (Enel, Edison ed Hera etc.) che hanno già acquistato il gas che arriverà dall’Azerbaijan.

Non essendoci un contratto tra TAP e Stato italiano, non possono esserci «penali» che lo stato dovrebbe pagare in caso di interruzione dei lavori.

Quello che lo Stato dovrebbe eventualmente pagare sarebbero “probabilmente” risarcimenti alle aziende coinvolte nel progetto, dato che nel 2015 la costruzione del gasdotto fu autorizzata dal ministero dello Sviluppo economico, all’epoca guidato da Federica Guidi.

Tutte queste notizie erano note perché rese pubbliche e anche il Movimento 5 Stelle ne era al corrente, visto che per l’approvazione della costruzione del gasdotto c’è stato un percorso che ha coinvolto il Parlamento e a gennaio 2014 fu approvato il Trattato Italia-Albania-Grecia che dava il via libera all’opera (il M5S votò contro).

Il Partito Comunista Italiano, come già scritto sul Programma “+ Stato – Mercato”, a differenza di quello che dichiarano il Presidente del Consiglio e il Ministro dello Sviluppo Ecoomico, sta con i cittadini del Salento e con il movimento NO TAP, che si battono per impedire un ulteriore scempio di un territorio ferito dalla vicenda Xilella e che vede mettere in discussione la vocazione agricola, ambientale e turistica della propria terra.

Nessuna opera “strategica”, può essere privilegiata rispetto alla incolumità delle persone e alla tutela del territorio, perché gli interessi delle Multinazionali del Gas non possono prevalere sul diritto dei cittadini a veder tutelato il proprio habitat, il proprio ambiente, il proprio territorio e la propria sicurezza, per realizzare un progetto che, oltre a consumare ulteriore suolo agricolo, potrebbe non sostenere la struttura in cemento del pozzo di spinta in quanto interessa terreni dalla caratteristica conformazione calcareo argillosa.

A tal proposito il PCI fa propria la Nota del Prof. Paolo Maddalena pubblicata sul sito di “Attuare la Costituzione”:

“… Niente impedisce al Ministro dell’Ambiente di adottare misure di precauzione e di ripristino per evitare il grave danno all’ambiente e alla salute che tale costruzione comporta.

Inoltre il Ministro dell’Ambiente ha il dovere, ai sensi dell’articolo 311 del decreto legislativo numero152 del 2006, di promuovere un’azione civile risarcitoria per ottenere il ripristino o il risarcimento del danno per equivalente.

Tale azione deve essere rivolta contro i soggetti privati che hanno prodotto il danno. Nello stesso tempo il Ministro dell’Ambiente, ai sensi dell’articolo 313 del citato decreto legislativo numero 152 del 2006 comma 6, deve inviare rapporto alla procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti competente per territorio, al fine di promuovere un’azione di responsabilità ambientale nei confronti dei soggetti pubblici che hanno autorizzato l’esecuzione di dette opere.

Che si tratti di danno ambientale o danno alla salute è un fatto accertato scientificamente e scientificamente indiscutibile. D’altro canto non esiste nessun argomento giuridico in base al quale possono essere violati i diritti fondamentali dei cittadini alla salute e all’ambiente, riconosciuti e garantiti dalla Costituzione.

In caso di omissione le responsabilità potrebbero passare in capo all’attuale governo per non aver tutelato i predetti diritti fondamentali.

Inoltre i comitati NoTap possono anche essi agire davanti al giudice ordinario con un’azione di ripristino o di risarcimento del danno ambientale chiedendo, ai sensi dell’articolo 700 del Codice di Procedura Civile, l’immediata sospensione dei lavori.

e rilancia la contrarietà alla realizzazione del gasdotto chiedendo le dimissioni del Ministro dello Sviluppo Economico per non aver mantenuto la promessa fatta ai cittadini del Salento e per essersi inventato la storiella delle “penali”.

 

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