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Dalla Fornero alle “pensioni d’oro” (1500 euro lordi)

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di Osvaldo Bossi

Avevano promesso abolizione della Fornero e quota 100, la Fornero resta in vigore, quota 100 vale solo da 62 anni in su e se non si hanno i 43 anni di lavoro previsti dalla Fornero ci sarà una penalizzazione sulla pensione. È un miglioramento rispetto a prima, ma di piccola entità, chi ha cominciato a lavorare prima dei 20 anni ci andrà ancora secondo la Fornero e chi ha uno stipendio medio basso o famigliari a carico, dovrà continuare a lavorare per non avere una pensione ridotta.

La legge Fornero sulle pensioni è sbagliata, dannosa per i lavoratori e il Paese.

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Essa ha provocato e sta provocando disastri sulle condizioni di vita della classe lavoratrice; sui giovani che, anche per questo motivo, non entrano nel mondo del lavoro; sulla produttività delle imprese che sono bloccate nella possibilità di attuare il dovuto ricambio generazionale.

Il JOBS ACT dovevano abolirlo e ripristinare l’articolo 18, hanno fatto qualche miglioramento, ma resta in vigore e senza il suddetto – vitale- articolo. Il blocco dei pensionamenti ha portato la disoccupazione giovanile al 35% e se rimane la Fornero questa situazione peggiorerà nei prossimi anni.

Non si può dare soldi a tutti, ai ricchi ed ai poveri, alle imprese ed ai lavoratori, ai pensionati e alle banche per ottenere i voti, come faceva la DC, il debito pubblico è stato creato con le politiche clientelari e poi dagli anni ‘80 con le politiche di austerità, che colpivano i lavoratori, i giovani, i pensionati, lo Stato Sociale, impoverendo il paese ed arricchendo pochi privilegiati.

Il nostro paese è progredito quando i lavoratori hanno conquistato diritti, migliorato il livello di vita, conquistato un lavoro sicuro ed una pensione dignitosa, quando i giovani potevano studiare e farsi una loro vita e la disoccupazione era bassa, quando c’era un forte Partito Comunista che rappresentava veramente tutto il popolo e dei sindacati che lottavano per i lavoratori, per i giovani, per le donne e per i pensionati.

La politica del fare pagare i costi della crisi ai pensionati e ai lavoratori, senza mai intervenire sulle grandi ricchezze e i possessori di grandi rendite finanziarie, non risolve le cause della crisi e genera gravi ingiustizie.

Pare che i sindacati che hanno accettato supinamente la logica della riforma Fornero, quando la già poco accettabile riforma Dini andava migliorata,  sindacati che hanno accettato che il debito pubblico passasse attraverso la cosiddetta riforma del sistema pensionistico e non con un gettito fiscale che andasse a toccare le grandi ricchezze che vengono quotidiane mente transate in borsa, abbiano finalmente riassunto il loro ruolo.

A Varese, i Comunisti sono scesi in piazza con i sindacati perché la legge approvata non tiene conto del sistema di rivalutazione delle pensioni sottoscritto nel 2016 e nel 2017, che le avrebbe aumentate tutte dell’1,1% sulla base della crescita del costo della vita. Una rivalutazione che, con la legge appena passata, non spetterebbe  a tutti i pensionati (vengono infatti esclusi coloro che percepiscono oltre i 1500 euro lordi, poco più di 1200 netti).

Ciò a dimostrazione che non è cambiato nulla dei precedenti governi.

Ci sembra dunque palese che le soluzioni debbano essere altre:

  • salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e limiti alle pensioni d’oro;
  • flessibilità in uscita;
  • ripristino dei vecchi requisiti, 65 anni per gli uomini, 60 per le donne e i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità in particolare per coloro che hanno iniziato a lavorare in età precoce e per i lavori usuranti;
  • superamento delle attuali sostanziali sperequazioni per le donne;
  • garanzia di una pensione dignitosa per i giovani, i precari e i migranti;
  • superamento dell’attuale giungla dei fondi integrativi.

Le risorse vanno ricercate nei grandi patrimoni finanziari e immobiliari e in una effettiva tassazione progressiva dei redditi come prevede l’articolo 53 della Costituzione e in una contribuzione omogenea per tutti i fondi pensionistici.

Le confederazioni sindacali devono aprire una vertenza reale con il Governo sostenuta da una duratura mobilitazione generale.

In sei mesi di Governo giallo-verde ogni promessa elettorale, ogni slogan, lo stesso Contratto stipulato tra Lega e M5S, sono tutti spariti nelle profondità del web e nelle segrete stanze di Bruxelles. L’inganno è oramai sotto gli occhi di tutti. È ora di chiamare questo esecutivo con il suo vero nome: Governo del Tradimento.

 

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