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Ambiente: la pochezza politica del governo Conte

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di Edoardo Castellucci, Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

 

 

“Tutto cambia perché nulla cambi”, si può riassumere in questa citazione la politica ambientale del Governo Lega-M5S guidato da Conte.

Una politica ambientale che non ha nulla a che vedere con i propositi illustratati dal Presidente del Consiglio nel discorso programmatico di giugno 2018: “L’azione del governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica, sullo sviluppo dell’economia circolare” e “Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di decarbonizzazione del nostro sistema produttivo.”

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Il Governo del cambiamento, come viene chiamato, somiglia sempre più al Governo del Gattopardismo, in quanto le scelte politiche climatiche ed energetiche sono in continuità rispetto a quelle dei governi che lo hanno preceduto lo dimostrano le scelte su ILVA, TAV,TAP, Terzo Valico, MOSE e Grandi navi, etc. Un Governo che, in sei mesi, non ha messo in campo una legge a tutela dell’ambiente, facendo molti annunci e pochi fatti e regalando due condoni edilizi, una norma spargi fanghi e nessun provvedimento per contrastare il mutamento climatico ed uscire come aveva annunciato dall’era dei fossili.

Un Governo del cambiamento che non ‘cambia niente’ e che dimostra, con l’emendamento sulle trivelle annunciato dal MISE, dopo aver affermato che non era possibile fermare le autorizzazioni per le ricerche di idrocarburi, perché autorizzate dal precedente Governo, e che come dichiarato da Di Maio “Non poteva fare altrimenti”, la sua pochezza politica. Come la dimostra il Ministro Costa, il generale della Terra dei Fuochi che si era opposto allo smantellamento della Forestale perché era una scelta ed una decisione sbagliata, e che giustifica le autorizzazioni come “atto dovuto” sapendo che un ordine sbagliato non si esegue. Un emendamento, al DL Semplificazioni per fermare le trivelle nello Ionio, e per disinnescare la forte opposizione del Coordinamento NO TRIV, che si rivela un ulteriore fumo negli occhi, e la continuazione di quella politica degli annunci usata per prendere voti e poi, una volta formato il governo, agire in continuità con i precedenti, facendo l’esatto contrario. Sull’ambiente e sulla difesa del territorio si gioca il futuro del nostro Paese e dei nostri territori per questo ribadiamo che siamo e saremo al fianco dei movimenti ambientalisti nazionali e locali, che si oppongono alla TAV, al TAP, al MUOS, al MOSE e alle Grandi Navi, etc., e dei cittadini che lottano per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, e ci adopereremo e lotteremo perché vi sia, come propone il Coordinamento NO TRIV, una moratoria delle nuove attività petrolifere, la reintroduzione del Piano delle Aree come strumento di programmazione delle attività estrattive, il divieto all’uso dell’airgun, e per disinnescare il rischio di nuove trivellazioni sull’intero territorio nazionale e non solo nel Mar Ionio, ma anche in Abruzzo, Basilicata e nel canale di Sicilia.

Ci adopereremo e lotteremo, insieme alle associazioni ambientaliste, perché si arrivi alla adozione di un Piano Nazionale per il Clima e l’Energia per una politica di decarbonizzazione del sistema economico e produttivo, perché si taglino i sussidi annuali (16 miliardi di euro) alle fonti fossili, perché le attività dell’ENI siano riconvertite verso fonti energetiche alternative e rinnovabili.

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