Costruire sulla sabbia non paga

di Bruno Steri, Segreteria nazionale PCI

 

La rivista on line Contropiano dedica un editoriale ai “quattro tavoli e mezzo” attorno ai quali le estenuate forze della cosiddetta “sinistra” stanno provando a mettere insieme una lista per le elezioni europee, evidenziando così lo sconfortante paradosso che ad oggi, “a tre mesi dal voto, nessuna formazione (…) sa ancora quale sarà il simbolo e la lista di cui farà parte”.  Procedendo dal centro verso sinistra, si va dal tavolo del Pd di Calenda a quello del Pd di Zingaretti, da quest’ultimo al tavolo dei Verdi fino a quello promosso attorno alla figura di De Magistris. Il mezzo tavolo residuo deriverebbe dallo sfarinamento di quest’ultimo.

Il Partito Comunista Italiano non ha partecipato e non partecipa a nessuno dei suddetti tavoli o mezzi tavoli. Lo diciamo col massimo del rispetto possibile, ma non pensiamo che da tale affannoso e tardivo mescolarsi possa scaturire un’inversione di tendenza che arresti il pluriennale processo involutivo della sinistra e offra una reale alternativa alla prorompente marcia delle destre. Non certo dai propositi di coalizzare una “sinistra liberale” o, peggio, le forze denominate con l’ossimoro “sinistra liberista”: tali sono, a nostro avviso, le varianti offerte dal variegato gruppo dirigente del Pd. Lungi dal costituire un’alternativa, entrambe riproporrebbero i vizi strutturali che hanno condotto all’attuale catastrofe della sinistra italiana. Non per caso, sin dal suo atto di nascita, il Pci ha considerato la netta distinzione dal percorso Pds/Ds/Pd condizione essenziale per un recupero di credibilità politica e per una riappropriazione delle proprie radici sociali.

Abbiamo provato invece a interloquire con le forze politiche e sociali della cosiddetta “sinistra di alternativa”. Lo abbiamo fatto col massimo di apertura unitaria ma tenendo fermo nel contempo il nostro mandato congressuale che ha visto la larga maggioranza degli iscritti al Pci determinata a non derogare da quattro convinzioni di fondo: l’impossibilità di accordi elettorali col Partito democratico, la necessità di rendere visibile a sinistra una netta contrarietà a questa Unione europea neoliberista e al suo traino monetario, un forte impegno contro la guerra e il riarmo (convenzionale e non) con conseguente messa in discussione dell’appartenenza dell’Italia alla Nato, la priorità del recupero della dignità e del valore del lavoro. Gli iscritti del Pci si sono pronunciati per una presenza elettorale del Pci, che connettesse il nome e il simbolo dei comunisti a tali temi, senza tralasciare eventuali interlocuzioni che non sacrificassero questi contenuti di fondo e, con essi, la visibile identità del partito.

Poniamo in cima alla nostra agenda la ricostruzione del Partito comunista ma, in sintonia con la tradizione dei comunisti, non rinunciamo a ricercare momenti di unità con soggetti politici a noi vicini a partire da concreti contenuti: in questo senso non ci convince un’ “unità a prescindere”, non ci convincono alleanze elettorali dell’ultimo minuto, dai contorni politici e programmatici incerti se non addirittura eterogenei. L’esperienza di questi ultimi anni ci dice che è bene evitare di costruire sulla sabbia, in nome di un’urgenza senza costrutto e con incerto futuro. Per questo sin dall’inizio non abbiamo partecipato all’ipotesi di coalizione guidata da De Magistris: troppa incertezza su contenuti di fondo (come l’Europa) e sulla composizione della stessa coalizione. Nel merito è proprio il caso di dire: abbiamo già dato e abbiamo perso tempo e voti. Gli elettori non sono affatto stupidi: la croce rossa di un’unità abborracciata non paga, politicamente ed elettoralmente.

Tra l’altro, i convulsi e contraddittori sviluppi dei suddetti tentativi pre-elettorali stanno confermando clamorosamente i nostri dubbi. A questo punto, siamo noi a chiedere ai compagni di Contropiano – e ai compagni di strada che condividono i nostri contenuti di fondo: davanti a tali convulsioni, come intendete procedere? Dal canto suo, il Pci ha deciso di avviare risolutamente la raccolta di firme per la presentazione di una propria lista. Stante l’attuale normativa-capestro, sappiamo che si tratta di un compito assai arduo: ciononostante, siamo pronti a fare nel prossimo mese e mezzo la nostra campagna elettorale, con i nostri gazebo, i nostri simboli, i nostri contenuti. Ovviamente, non essendo degli ottusi settari, vaglieremmo attentamente come partito eventuali ulteriori proposte di interlocuzione.

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