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LOTTO MARZO: CONTRO LE VARIE FORME DI VIOLENZA SULLE DONNE

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di Maria Carla Baroni, A.Do.C.   Assemblea nazionale delle Donne Comuniste

Già da una quindicina di anni a questa parte l’8 marzo ha ricominciato a essere una giornata di lotta invece che di festa, perché nell’attuale condizione delle donne c’è ben poco da festeggiare, soprattutto in Italia rispetto agli altri grandi Paesi europei: le conquiste degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso sono continuamente attaccate ed erose e spesso di fatto annullate: dal neoliberismo, con i tagli allo stato sociale  e con nuove o rafforzate forme di sfruttamento lavorativo e di organizzazione del lavoro; dalle destre radicali e dagli integralismi religiosi in materia di sessualità e di riproduzione; da alcune istituzioni locali che vogliono sfrattare le donne dagli spazi in cui le varie anime del femminismo operano a vantaggio non solo delle donne e dei soggetti in difficoltà, ma dell’intera società. La libertà e la forza delle donne fanno paura.

In particolare per il terzo anno consecutivo questo 8 marzo di lotta e di proposta vive attraverso uno SCIOPERO FEMMINISTA GLOBALE organizzato dal movimento NON UNA DI MENO in 70 Paesi del mondo: sciopero contro la violenza sulle donne, perpetrata non soltanto dai compagni o dagli ex compagni di vita o da altri familiari, ma dall’intero sistema capitalistico e patriarcale in tutti i suoi aspetti, con le varie forme di oppressione, di discriminazione e di negazione messe in atto dentro le case, negli ambienti di lavoro, nei luoghi della vita collettiva, nelle scuole, nel mondo dell’informazione.

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Le donne del PCI partecipano allo sciopero femminista globale, a una giornata in cui si sospende ogni attività lavorativa, fuori e dentro casa, formale o informale, gratuita o retribuita: ogni attività in cui si riproduce quotidianamente la violenza fisica, psicologica ed economica sulle donne.

Ma la lotta e la proposta delle donne non si limitano all’8 marzo, né da parte delle donne comuniste né da parte del movimento Non Una Di Meno: nelle proposte del PCI per il cambiamento sociale e politico dell’Italia un paragrafo è dedicato specificatamente alle donne  in aggiunta a ciò che si vuole ottenere per la popolazione nel suo complesso e nella tesi congressuale dell’anno scorso è scritto che una prospettiva comunista non può esistere   senza la liberazione delle donne.

                                                                                                                                            

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