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Appello alla massima unità di azione sindacale e sociale di tutti i lavoratori siderurgici dell’EX-ILVA

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di Partito Comunista Italiano

Negli ultimi decenni gli italiani sono stati convinti in mille modi che le privatizzazioni fossero utili allo sviluppo del Paese. Il risultato è stato l’aumento dei profitti e del potere padronale, la contemporanea e
progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori e la drastica riduzione del potere di acquisto di salari e stipendi.

Molteplici esempi dimostrano come l’imprenditoria italiana sia inaffidabile, infatti pur avendo usufruito di molteplici privilegi e finanziamenti da parte dello Stato : i padroni hanno delocalizzato il lavoro; trasferito le sedi legali e fiscali delle aziende in paradisi fiscali europei ed extra-europei; spostato risorse economiche dalle attività a sostegno della produzione a quelle della speculazione finanziaria e cosa ancor più colpevole, hanno considerato la sicurezza sui posti di lavoro e la salubrità dei luoghi di lavoro un costo da risparmiare, indifferenti al numero crescente di lavoratori che quotidianamente perdono la vita per infortuni e malattie
professionali.

Nel recente periodo di chiusura delle attività produttive non essenziali, dovuto all’emergenza coronavirus, la spinta del padronato per le riaperture è stata forte, concentrica, impetuosa, su un Governo inadatto che poco ha resistito al ricatto occupazionale; lo stesso continuo ricatto di dover scegliere tra salute e lavoro a cui i lavoratori di tantissime aziende, i dipendenti di tantissime imprese, i cittadini di tantissime aree
geografiche del Paese sono piegati da decenni.

Il PCI richiama tutto il mondo dei lavoratori a disvelare questo inganno, per rimettere al centro delle sue battaglie sindacali, sociali e politiche, la consapevolezza della vera natura del conflitto in atto che non è tra
salute e lavoro , bensì quello più reale tra capitale e salute, tra capitale e lavoro.

L’intero Paese, l’Italia in tutte le sue componenti sociali, produttive, culturali, artistiche, di servizio, è stato spinto dal potere industriale, economico e finanziario complice il sistema della informazione mediatica ad accettare un lavoro sempre più precario e sempre più insicuro.
Si è fatto leva sul pesante disagio sociale per costringere i lavoratori a convenire spesso con le ragioni dei padroni e mentre questi incassano il finanziamento di 150 miliardi di euro, con tutti i benefici del caso, il
costo del debito ricadrà per intero sulle spalle della collettività.

Esempio delle scelte politiche di privatizzazioni e cancellazioni del ruolo dello Stato nelle scelte di sviluppo del Paese è il caso delle ripetute “cessioni” del maggior complesso siderurgico di interesse nazionale, l’EX
ILVA, ad Arcelor-Mittal, dopo averlo affidato alle malversazioni della famiglia Riva, fidando ancora una volta in impegni prontamente disattesi.

Oggi altri 1000 lavoratori sono stati posti in cassa integrazione, riducendo ulteriormente la forza lavoro, ormai lontanissima dall’impegno sottoscritto di 10.000 dipendenti assunti, mentre gli interventi di bonifica ambientale e di sicurezza sul lavoro, tanto acclamati dalle parti contraenti, sono tuttora assenti.

Questo dell’EX_ILVA è uno dei casi più clamorosi di assenza di programmazione industriale nazionale.

L’evidente disastro che si consuma a Taranto come a Genova, a Novi Ligure come a Racconigi e a Marghera, in cui sono insediate attività produttive siderurgiche dimostra come la ricetta – ricatto non ha funzionato.
La fiducia impropriamente riposta nei gestori privati succedutisi negli anni ha peggiorato le condizioni dei lavoratori ed aggravato le condizioni di salute dei residenti nelle aree vicine agli insediamenti produttivi.

Non si risolvono i problemi di inquinamento e si continuano a perdere posti di lavoro con un’aggiunta modernista: i lavoratori che si sono trovati difronte a cancelli chiusi e tornelli bloccati, avrebbero dovuto leggere della loro messa in cassa integrazione sul sito web aziendale! secondo l’uso padronale dello smart- working.

Il PCI ritiene che l’unica soluzione per l’ex-ILVA  e per la siderurgia italiana sia la realizzazione di un nuovo piano industriale a partire dalla sua nazionalizzazione e nel  rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ ambiente.
La sola decisione che possa porre fine al disastro della siderurgia nazionale che rimane uno dei settori strategici della nostra economia.

Chiediamo che riguardo a questa proposta di nazionalizzazione ci si esprima chiaramente e si raccolga il più ampio fronte di tutti i lavoratori.
Il PCI rivolge un appello alle Città coinvolte, agli Amministratori Locali, a tutte le Organizzazioni Sindacali, alle forze sociali e politiche che si richiamano alla Costituzione della Repubblica Antifascista, a sostenere
con forza la necessità di un piano di nazionalizzazioni dei settori strategici della nostra economia.

Non per comparti separati ma con l’unità di intenti e di lotta si possono conseguire risultati positivi per i lavoratori, per i cittadini, per il Paese.

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