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Trump annuncia la rottura dell’accordo INF

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Pericolo di  nuove testate nucleari USA e NATO in Europa contro la Russia e la Cina

di Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri PCI

 

Il PCI esprime la propria, totale, contrarietà e la propria, profonda, preoccupazione per il possibile ed ulteriore aggravarsi del quadro internazionale in relazione alla decisione assunta dal presidente Donald Trump, completamente appoggiato dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, di far uscire gli USA dal Trattato sul disarmo e sul controllo delle armi nucleari INF (Intermediate-range nuclear foces treaty). L’INF fu firmato nel 1987, a Reykiavik, dal presidente USA Ronald Reagan e dal presidente dell’URSS Michail Gorbaciov e portò alla distruzione di 2.692 missili dotati di testate nucleari, di cui 846 americani e 1.846 sovietici.

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Dopo i ritiri degli USA decisi dall’Amministrazione Trump dall’Accordo mondiale sul Clima e da quello sul nucleare con l’Iran, passando dall’uscita dall’Agenzia ONU dell’Unesco ( in funzione antipalestinese e filo israeliana) e da quella dei Diritti Umani, ora l’attuale inquilino della Casa Bianca rilancia sul terreno del riarmo nucleare.

Come per ogni altra scelta volta all’acutizzazione dello scontro ( politico, economico e militare) con Russia e Cina, anche in questa occasione Trump ha agitato sul campo internazionale uno spettro avente la funzione di “motivare” la nuova linea militare USA: questa volta sarebbe colpa di Mosca che, “con il suo rilancio di testate nucleari” costringerebbe gli USA a rompere con il Trattato INF. In verità è lo stesso apparato industriale -militare USA a rilanciare con forza una propria politica di grandi investimenti economici sul fronte della costruzione di nuove testate nucleari, innescando così, sul piano geopolitico, una nuova “guerra fredda”, una nuova corsa agli armamenti che questa volta, come colpì l’URSS, dovrebbe colpire, nelle intenzioni strategiche USA, l’economia cinese. Oltreché, naturalmente, dotare la rinnovata spinta bellica dell’imperialismo USA e NATO di una nuova e accresciuta potenza militare nucleare.

La risposta della Russia non si è fatta attendere e parla di tutt’altro, rispetto alle questioni poste da Trump: “A quanto pare il Trattato INF crea dei problemi agli Stati Uniti nel loro desiderio di raggiungere il totale dominio nella sfera militare”, ha infatti commentato il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. Lo riporta l’agenzia russa Tass. “Si tratta di un passo molto pericoloso – ha sottolineato Ryabkov -. L’incapacità e la riluttanza a venire a patti con noi sul rinnovo del Trattato spingono alcune forze a Washington ad incoraggiare la leadership del Paese sul ritiro formale dal Trattato”. “Un passo che, ne sono sicuro, susciterà una seria condanna da parte di tutti i membri della comunità mondiale impegnati nel mantenimento della sicurezza e della stabilità e sono pronti a lavorare per rafforzare gli attuali strumenti nel controllo degli armamenti”.

A conferma ( se ce ne fosse bisogno, rispetto ad un quadro internazionale che registra da anni una crescita cinese che terrorizza l’imperialismo USA) che l’obiettivo centrale del progetto di riarmo nucleare USA è la Cina, sono venute le affermazioni, in questi stessi giorni segnati dalla decisione di Trump di rompere con il Trattato INF,  del Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA John Bolton, che ha tenuto a rimarcare “il pericolo del riarmo nucleare cinese, specie quello della nuova flotta militare cinese”, “per il quale pericolo – ha aggiunto Bolton – gli USA devono prepararsi”. E nel “prepararsi”, secondo quanto affermato da Bolton, sarebbe anche necessaria la revisione dell’accordo New Start firmato nel 2010 da Usa e Russia, che ha limitato il numero delle testate strategiche detenute da ambedue le potenze al tetto di 1.550.

Che la ripresa del riarmo nucleare USA rappresenti un nuovo e profondissimo rischio per quel che resta della pace mondiale, non è solo la Russia, tuttavia, a denunciarlo. Un alto allarme, in questo senso, è stato anche lanciato, dopo le affermazioni di Trump sul Trattato INF, da Malcolm Chalmers, vice direttore generale del Royal United Services Institute:  “Questa è la più grave crisi nel controllo delle armi nucleari dagli anni ’80”, ha affermato Chalmers. “Se il trattato INF collassasse, e con esso il Trattato New Start sulle armi strategiche che scadrà nel 2021, il mondo potrebbe essere lasciato senza limiti agli arsenali nucleari degli Stati nucleari per la prima volta dal 1972”.

Sarebbe un errore, tuttavia, credere che l’annuncio da parte di Trump della rottura dell’accordo INF sia un altro ed improvviso “colpo di testa” del presidente USA o una sua risposta all’attuale denuncia del riarmo russo e cinese.

In verità, il progetto di rompere con quell’accordo era già tutto presente nel Documento che il Pentagono emise nello scorso febbraio, il “Nuclear Posture Review”, un Documento che esplicita la “dottrina Trump” in relazione al nucleare bellico; che rompe, su questo punto, con le politiche di Obama e punta ad una forte espansione dell’arsenale nucleare militare USA. E ciò proprio in una dichiarata politica volta al “contenimento delle forze militari nucleari russe e cinesi”. Sul piano specifico si punta ad uno sviluppo delle testate nucleari a potenza ridotta, anche di un solo kilotone (17 volte meno potente della bomba sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima) per poter lanciare “attacchi chirurgici” con numero ridotto di vittime, avente l’obiettivo di danneggiare il nemico senza per forza provocare una rappresaglia termonucleare da terza guerra mondiale e fine dell’umanità.

Questa nuova tattica, seppur di apparente “minore intensità”, riconsegna agli USA il beneplacito per l’utilizzo della bomba atomica, attraverso l’idea (molto contorta e perversa) che una bomba meno potente delle attuali testate all’idrogeno, in media di 50 megatoni, potrebbe essere usata, senza che ad essa, giocoforza, si debba rispondere con la devastazione atomica. Era stato il segretario alla Difesa USA James Mattis, nella fase di pubblicizzazione del Documento dello scorso febbraio, a motivare la nuova linea nucleare contenuta nel “Nuclear Posture Review”, asserendo che era ora, dopo una lunga fase temporale e i cedimenti di Obama, a “guardare in faccia la realtà”, la realtà di un mondo reso “pericoloso” dalla crescita della Cina e dal riconquistato ruolo della Russia.

Naturalmente, come centrale ed inevitabile conseguenza della rottura, da parte degli USA, dell’accordo INF, c’è il progetto di una nuova e poderosa ricollocazione di testate nucleari USA-NATO in tutta l’area europea ed extraeuropea sotto il dominio dell’Alleanza Atlantica. Si torna prepotentemente alla fase dei Cruise e dei Pershing 2 che Reagan aveva installato a Comiso. Ora, le nuove testate nucleari ( le terrificanti B6-12 che dovranno sostituire le B-61) dovranno essere collocate in Italia ( a Ghedi, in provincia di Brescia, ed Aviano, nei pressi di Pordenone) così come in Germania, in Belgio, Olanda e Turchia.

In Italia saranno collocate, vista la totale subordinazione della Lega e del M5S all’imperialismo USA e alla NATO, dal governo Conte, se esso durerà; così come sarebbero state collocate, con lo stesso servilismo, da un governo di centro-sinistra.

Solo un grande movimento per la pace, come fu quello che si contrappose negli anni ’80 ai Cruise e ai Pershing 2, potrebbe ostacolare fortemente il progetto di Trump e della NATO. Ma dov’è il movimento contro la guerra ed il riarmo, ora? Ricostruirlo sarebbe il primo compito del PCI, dei comunisti e delle comuniste di questo Paese e delle forze di sinistra e pacifiste.

 

 

 

 

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