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Il PCI Toscana con i lavoratori Bekaert e dell’indotto. “Abolire il Jobs Act e piano di investimenti pubblici nell’economia”

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Come stabilito nell’ipotesi di accordo, la direzione della Bekaert ha chiesto la Cassa Integrazione Guadagni per cessata attività per i lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento di Figline Valdarno.
Il prossimo passo sarà la convocazione delle parti al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico per la firma dell’accordo, che prevede forti incentivi economici sotto forma di sconti per l’acquisto del sito a chi intenda reindustrializzare e assumere.
La multinazionale “Bekaert” si è impegnata a praticare uno sconto sul prezzo di vendita del sito direttamente proporzionale alla forza lavoro riassorbita, nella misura di 40.000 euro per ogni lavoratore reimpiegato oltre che, tramite il proprio Advisor, a promuovere progetti proposti da terzi non concorrenti, che dovranno presentare in tempi accettabili solidi piani industriali che mantengano i livelli occupazionali.
Il nostro Partito ha salutato l’ipotesi di accordo raggiunta (e votata dalla grande maggioranza dei lavoratori e le lavoratrici dell’azienda) come un primo successo di una tenace ed eroica lotta condotta in una situazione del tutto avversa.
Ma resta aperto il fronte della lotta per il futuro occupazionale dell’indotto, costituito essenzialmente dalle lavoratrici di mensa e pulizie, che l’ipotesi d’accordo non comprende.
Persone ammirevoli e coraggiose, sempre a fianco degli altri lavoratori durante le settimane di presidi, manifestazioni e iniziative. Persone, lavoratrici che non possono essere messe da parte e lasciate al loro destino. I lavoratori della “Bekaert” e quelli dell’indotto si sentono e sono una cosa sola.
La proprietà della “Bekaert” sta inoltre cercando di interpretare a pro suo il pre-accordo, privilegiando la possibilità del ricollocamento occupazionale dei dipendenti rispetto a quello della reindustrializzazione. Ciò le conviene, perché per ogni lavoratore ricollocato altrove risparmierà 40.000 euro.
L’ingordigia dei padroni fa strame di qualsiasi principio di giustizia sociale. Nei primi 9 mesi del 2018 la multinazionale belga segnala un aumento delle vendite pari al 5%. Eppure che fa? Se ne va dall’Italia. Così pagherà salari di poche centinaia di Euro a ogni lavoratore impiegato.
I dipendenti dello stabilimento di Figline Valdarno lavoreranno fino al 31 dicembre e poi inizierà la Cassa Integrazione. La prolungata interruzione della vita di fabbrica comporterà una nuova sfida: rimanere uniti nella lotta per raggiungere l’obiettivo della reindustrializzazione del sito di Figline, del loro luogo di lavoro. Non si tratta soltanto del sacrosanto diritto di portare a casa quanto necessario per vivere, ma di mantenere in piedi una comunità di persone solidale e cosciente delle sue capacità e diritti, che ha lavorato e lottato con passione per anni.
Il Partito Comunista Italiano, rinato nel 2016, è un Partito composto da lavoratori, ceti popolari colpiti dalla crisi e ceti medi coscienti dell’ingiustizia e insostenibilità sociale di un sistema basato sullo sfruttamento dei più a favore dell’egoismo di una classe imprenditoriale sempre più priva di scrupoli.
La nostra è quindi una solidarietà espressa da lavoratori ad altri lavoratori, nella consapevolezza che soltanto se torneremo ad essere una classe unita, consapevole del suo ruolo nella società e portatrice di valori e progetti di trasformazione sociale e politica, riusciremo a migliorare le condizioni di vita nostre e di tutti gli altri ceti popolari, dando forma ad una società che la mai attuata Costituzione Italiana ha tratteggiato con l’inchiostro rosso del sangue dei partigiani.
L’ipotesi di accordo sulla “Bekaert” di #Figline, positiva rispetto alla debolezza del mondo del lavoro nei confronti dell’attacco sistematico che sta subendo da padronato e Governi, al quale va aggiunta la recente sentenza della Corte Costituzionale rispetto ai criteri sugli indennizzi per i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo, deve essere considerata un passo avanti nella lotta per l’abolizione del Jobs Act e per il ripristino e l’estensione a tutti i lavoratori delle tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per la ricostruzione di una nuova coscienza di classe. Lotta da affiancare a quella per un piano di investimenti e programmazione economica statale, che blocchi le privatizzazioni e avvii un processo di nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia italiana.
PARTITO COMUNISTA ITALIANO – Segreteria Regionale Toscana e
Segreteria Federale di Firenze
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