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Il PCI ed il “caso Battisti”

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Former far-left militant Cesare Battisti arrives escorted by Italian police at Rome's Ciampino airport, Italy, 14 January 2019. Cesare Battisti, 64, a former member of the far-left terrorist group Armed Proletarians for Communism (PAC), was arrested in Bolivia after 38-years as a fugitive of the Italian justice. He is set to serve a life sentence for four murders committed in Italy's 'years of lead' of political violence in the 1970s and 1980s, media reported. ANSA/ETTORE FERRARI

In questi giorni ampio risalto è stato dato alla cattura di Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per omicidi commessi quale appartenente ai “Proletari armati per il comunismo” nel lontano biennio 1978-79 e da 37 anni latitante. Il Ministro degli Interni Matteo Salvini e quello della Giustizia Alfonso Bonafede, con chiari intenti elettoralistici, hanno fatto a gara per intestarsene il merito, e spettacolarizzando quanto accaduto (tanti gli esempi che si possono fare al riguardo), hanno finito col  dare una pessima prova di sé e svilire il proprio ruolo istituzionale. La sua cattura, ovvero  la materiale applicazione di una sentenza della giustizia italiana, è stata così trasformata in un indecente teatro politico, utile per tradire la verità dei fatti, e per colpire lo straordinario contributo democratico di sacrificio e persino di sangue (si ricordi l’uccisione dell’operaio comunista Guido Rossa) offerto negli ”anni di piombo” dal Partito Comunista Italiano.

Non ci stiamo! A nessuno è e sarà consentito equipare la storia di Cesare Battisti,  del terrorismo in Italia, alla storia dei comunisti italiani, che anche in quell’occasione seppero svolgere una funzione nazionale e generale a difesa della democrazia e della Costituzione, nata dalla lotta antifascista e dalla Resistenza, contro attacchi di ogni tipo contribuendo non poco alla sconfitta di un fenomeno che con dichiarate diverse matrici a lungo insanguinò l’Italia. Anni duri e bui, segnati da un clima torbido e dal rischio reale di colpi di stato antidemocratici, da un terrorismo stragista, aiutato da corpi separati e deviati dello Stato e persino colluso con la malavita ed il malaffare, il cui primario obiettivo era quello di fermare con ogni mezzo l’avanzata democratica e popolare in atto, il cui principale artefice e perno era il PCI. Da sempre i comunisti sono contrari all’uso del terrorismo come forma di lotta politica (ricordiamo le polemiche di Lenin contro i populisti russi), e nel nostro Paese la strategia portata avanti (la “via italiana al socialismo”) è sempre stata quella di una via democratica al socialismo, fondata sul consenso e sulle lotte di massa, sul progetto delineato nella Costituzione repubblicana, sul continuo estendersi della democrazia e sulle riforme di struttura.

A tale storia allora come adesso ci rifacciamo, nella convinzione che la giustizia non debba essere piegata a interessi di parte, ma garantita a tutti, nel pieno rispetto di ciò che la connota, sottolineando che tanto c’è da fare a tale riguardo.

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In tal senso, sarebbe auspicabile che il governo dimostrasse lo stesso zelo ostentato nella vicenda Battisti nell’assicurare alla giustizia i tanti terroristi ancora in libertà che hanno goduto e godono di protezioni di alto livello, evidentemente anche per i fatti di cui sono a conoscenza, a partire dai terroristi neofascisti oggi a piede libero, e soprattutto nel fare piena luce su quella strategia della tensione che ferì duramente l’Italia, cercando di bloccarne lo sviluppo democratico. Questo, e non le parate mediatiche e le strumentalizzazioni propagandistiche è ciò che serve.

Partito Comunista Italiano

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