Home Esteri 10 GENNAI 2019: NICOLAS MADURO GIURA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL VENEZUELA

10 GENNAI 2019: NICOLAS MADURO GIURA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL VENEZUELA

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Pubblichiamo la relazione tenuta dal compagno Isaias Rodriguez, Ambasciatore della Repubblica, in occasione del giuramento del Presidente

 

a cura del Dipartimento Esteri PCI

  1. Il mandato presidenziale che inizia oggi, con l’insediamento del presidente Nicolás Maduro Moros, è il risultato della scelta espressa dalla maggioranza del popolo con le elezioni del 20 maggio 2018.
  2. Vi hanno preso parte 9.389.056 elettori. 5.823.728 venezuelani hanno votato per il presidente Maduro (67,8% dei voti espressi). Alle elezioni hanno partecipato quattro candidati in rappresentanza di oltre 50 partiti politici e movimenti.
  3. Un settore dell’opposizione venezuelana non ha partecipato alle elezioni con l’obiettivo di delegittimare il risultato e, nonostante ciò, il processo si è svolto in un clima civile e pacifico. Tra gli astenuti la maggioranza era rappresentata dai partiti che si raggruppavano nella MUD (Mesa de la Unidad Democrática) alleanza dell’opposizione che si è poi estinta dopo i successivi fallimenti.
  4. Le organizzazioni internazionali che hanno accompagnato il processo elettorale hanno certificato che l’elezione è stata svolta in conformità con le leggi che reggono il sistema elettorale venezuelano. Gli esperti elettorali hanno approvato i risultati attraverso relazioni tecniche.
  5. L’elezione del 20 maggio è il 19° processo elettorale dal 2004 (quando è stato implementato il voto elettronico in Venezuela). Soddisfa tutti gli standard internazionali, è affidabile, trasparente e uno dei sistemi più sicuri al mondo. Nonostante ciò, il governo degli Stati Uniti, insieme a un gruppo di paesi della regione (13 su 36) e di altri governi europei, supportati dal Segretario generale dell’OSA, si rifiutano di riconoscere la volontà del popolo venezuelano.
  6. Nel 2018 gli Stati Uniti hanno iniziato una campagna politica, mediatica e diplomatica per delegittimare la convocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente. La sua prima fase fu un feroce attacco mediatico e politico per mettere in discussione l’Assemblea Nazionale Costituente. I centri elettorali furono presi d’assalto, funzionari e cittadini furono aggrediti, furono incendiate macchine per il voto, furono bloccate strade per impedire il passaggio degli elettori.
  7. Nonostante ciò, 8.089.320 elettori hanno votato a favore della pace. L’Assemblea Nazionale Costituente è stata convocata in conformità con la Costituzione. La sua elezione ha dato origine alla pace e all’istituzionalità di fronte a una violenza che ha causato la morte di 120 persone nel 2017. La seconda fase dell’attacco è stata quella di ignorare i risultati dell’Assemblea Nazionale Costituente.
  8. Nella terza fase sono state messe in atto una serie di azioni diplomatiche, economiche e politiche per screditare le autorità venezuelane attraverso misure unilaterali. Sono state sporte delle accuse davanti alla Corte penale internazionale ma il tentativo di applicare la Carta Democratica Interamericana è fallito. Come anche la criminalizzazione del governo venezuelano da parte di organismi multilaterali. Questa campagna ostile viola la Carta delle Nazioni Unite e i principi del diritto internazionale.
  9. La strategia degli Stati Uniti è quella di produrre una rottura democratica per sostenere l’illegittimità del presidente Maduro dal 10 gennaio 2019. A questa campagna, hanno aggiunto la presunta crisi umanitaria che “costringerebbe” ad agire contro il Venezuela con l’obiettivo di “cercare di proteggere i venezuelani”.
  10. Attribuiscono la campagna a una presunta comunità internazionale ed è la stessa che con quel nome è stata usata per invadere e dichiarare guerre e crimini di lesa umanità. Questo piano persegue diversi obiettivi:
    • Non riconoscere il governo legittimo del Venezuela
    • Esercitare pressione sui paesi membri delle Nazioni Unite per unirsi all’isolamento internazionale
    • Ritiro di rappresentanze diplomatiche o azioni bilaterali in campo politico ed economico contro il Venezuela.
  11. Si prepara uno scenario per legittimare qualsiasi aggressione contro la RBV e le sue istituzioni, autorità, inclusa un’eventuale operazione militare, una possibilità avanzata in più di un’occasione dal presidente Trump. Allo stesso tempo, il non riconoscimento del governo del Venezuela permetterebbe ai nemici di promuovere e finanziare le azioni di destabilizzazione interna che facilitano il rovesciamento del governo, tra cui l’eliminazione fisica del presidente come hanno provato a compiere il 4 Agosto 2018.
  12. Il non riconoscimento del governo legittimo del Venezuela permetterà agli Stati Uniti di aumentare le azioni criminali per bloccare e sabotare l’economia venezuelana, attraverso misure coercitive unilaterali, qualificate come “crimini di lesa umanità”. Il blocco economico contro il Venezuela impedisce il normale accesso al paese di cibo, medicinali, beni di prima necessità e chiude l’accesso ai finanziamenti internazionali attraverso una politica di persecuzione finanziaria.
  13. L’intera strategia si basa sul voler giustificare davanti la comunità internazionale la proposta di una “transizione politica in Venezuela,” che non è prevista dalla nostra Costituzione e che abrogherebbe la sovranità politica della RBV.
  14. Gli Stati Uniti hanno sabotato i tentativi di dialogo e ordinato all’opposizione ritirarsi da tutti i processi elettorali convocati dal 2015. Si oppone a una soluzione pacifica della situazione in Venezuela, a qualsiasi soluzione elettorale, come dimostrato nel febbraio di quest’anno, quando ha bloccato la firma dell’accordo raggiunto tra i gruppi dell’opposizione e il governo venezuelano in Repubblica Dominicana.
  15. L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di provocare una crisi generale che porti ad una violenta uscita con la conseguente presa di potere da parte delle élite economiche e politiche nazionali e internazionali.
  16. Ciò risulta chiaramente dall’insolito comunicato adottato dal Gruppo di Lima il 4 gennaio, dove (ignorando i principi del diritto internazionale) si sfida lo Stato venezuelano a riconoscere un organo legislativo interessato da un procedimento dinanzi la Corte Suprema.
  17. L’insieme di misure e azioni contro il Venezuela e la creazione di situazioni di tensione sui confini occidentale e meridionale del Venezuela sono elementi che iniziano ad esercitare pressioni e minacciano la pace e l’integrità della vita nazionale repubblicana. In tal senso, gli atti previsti per il 10 gennaio 2019 sono inquadrati nei seguenti principi e disposizioni costituzionali:
    ◦ La sovranità popolare risiede in modo intrasferibile nel popolo.
    ◦ Nicolás Maduro è stato eletto il 20 maggio 2018 dal 67,8% dei votanti e proclamato legalmente Presidente per il periodo 2019-2025.
    ◦ La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela stabilisce che il 10 gennaio del primo anno del mandato presidenziale il presidente eletto faccia il giuramento davanti l’Assemblea nazionale, e che in caso contrario lo faccia davanti la Corte Suprema.
  18. L’Assemblea Nazionale si trova in una situazione di “oltraggio” per non aver rispettato le sentenze emesse dalla Corte Suprema che la pongono in una situazione di sospensione dalle sue funzioni fino a quando non sia conforme alla legge. È questo il motivo per cui il Presidente non potrà giurare davanti all’Assemblea Nazionale. Nessuna autorità venezuelana è soggetta ad ordini provenienti da una potenza straniera. Ciò supporrebbe un atto di cessione della sovranità politica e una deroga de facto della Costituzione.
  19. Le aggressioni contro il Venezuela costituiscono delle gravi minacce alla pace continentale e un’azione militare o il rovesciamento del suo governo non solo sommergeranno il Venezuela in una situazione politica ingestibile, ma avranno effetti sulla stabilità del continente. La diplomazia bolivariana di pace stabilisce i principi del rispetto della sovranità, dell’autodeterminazione dei popoli e della non ingerenza negli affari interni di altri Stati come pilastri della nostra politica estera. E non accetta, sotto nessun pretesto, alcuna interferenza nei suoi affari interni.
  20. Il Venezuela difenderà la sua dignità, indipendenza e sovranità, e non cederà i diritti del suo popolo o le risorse del suo territorio a potenze straniere. Il Venezuela è impegnato ad aprire canali di dialogo con tutti i settori politici interni nel rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica. Il governo bolivariano ha compiuto passi concreti nella ricerca di un clima di convivenza e normalizzazione della vita politica.
  21. Nell’ottobre 2018, il presidente Maduro ha avviato il programma di ripresa, crescita e prosperità economica. Il programma ha iniziato a dare i suoi frutti sul controllo delle variabili economiche fortemente alterate dal sabotaggio. Il programma include una strategia per attrarre investimenti, apertura e diversificazione economica per recuperare la produzione nazionale e trasformare il modello rentierista.
  22. La stabilità politica e la pace sociale sono essenziali per il Venezuela per superare i suoi problemi economici. Ed è per questo che i nemici del nostro paese non demordono e cercano di sabotare la normalizzazione della vita politica, impediscono il dialogo e continuano a cospirare per affliggere il paese con la violenza e attaccare duramente la nostra economia. Il Venezuela continuerà ad avanzare.
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