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Sangue palestinese sulle elezioni in Israele

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Trump e Netanyhau le vogliono vincere versando altro sangue del popolo palestinese

di Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri PCI

Tra due settimane si terranno le elezioni politiche nazionali in Israele. L’importante appuntamento sta scatenando le destre israeliane nella corsa a chi offre al popolo d’Israele la piattaforma politica più antipalestinese, più reazionaria, più sanguinaria, nella certezza che la linea politica più feroce e follemente militare sarà quella che organizzerà più consenso elettorale di massa. Questo è ciò che si sta ripetendo anche in queste terribili ore tra Israele e la Striscia di Gaza, dove vive nelle più grandi sofferenze una parte importante dell’intera e disgraziata diaspora palestinese. Lunedì 25 marzo, alle 5 del mattino, un missile parte da Gaza e colpisce, senza provocare morti, una casa di Mishmeret, a 20 chilometri da Tel Aviv. Hamas nega la propria responsabilità per il missile, ma la reazione di Israele è terrificante e come sempre spropositata rispetto al danno subito: per l’intera giornata del 25 marzo, sino a sera, l’aviazione di guerra israeliana bombarda tutte le sedi di Hamas a Gaza, tante aeree di vita quotidiana palestinese, distruggendo e incendiando. E mai sapremo con quanti morti e feriti palestinesi. Nel frattempo, appunto, si scatena la guerra elettorale e politica  tra le destre israeliane: Benny Gantz, il leader della coalizione politica di estrema destra “Blu e Bianco”, critica aspramente Netanyahu ( che è in viaggio negli USA per ricevere la benedizione politica di Trump) per “la mancanza di polso” nella lotta contro Hamas e contro i palestinesi. Una critica da destra a Netanyahu si leva anche da un alleato del premier israeliano, Naftali Bennett, leader di “ Nuova Destra”. E persino i laburisti israeliani (che certo, nella loro storia, non hanno brillato per avere una politica di aiuto per il popolo palestinese) partecipano al meschino e funereo balletto elettorale in corso: Avi Gabbay, il leder laburista israeliano, visitando la casa di Mishmeret abbattuta dal missile partito da Gaza, ha levato forti critiche contro Netanyhau per “ la mancanza di piani pratici in relazione alla questione di Gaza”.

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L’insieme di queste critiche ( che toccano i nervi scoperti del senso comune del popolo israeliano), assieme alla paura di perdere il consenso reazionario di massa, spinge il leader del Likud e premier del governo di Israele, Netanyahu, a prolungare i bombardamenti su Gaza del 25 marzo sino a sera, a richiamare i riservisti di due intere brigate, a sospendere ogni attività civile lungo tutti i confini attorno a Gaza e, soprattutto, ad evocare seriamente la possibilità di un massiccio intervento militare a terra, dentro Gaza, da parte dell’esercito israeliano. Tragico evento ancora possibile, nonostante il cessate del fuoco di oggi, 26 marzo, proprio in virtù di una lotta elettorale spietata, alla quale partecipano sia le destre israeliane che i laburisti, e dove ogni forza punta a vincere le elezioni facendo a gara a chi è pronto a spargere più sangue palestinese.

Mentre le bombe di Tel Aviv devastano ancor più Gaza e la vita del popolo palestinese, Trump, negli USA, proprio ieri 25 marzo, fa un immenso regalo, anche elettorale, a Netanyahu, firmando il decreto che riconosce la sovranità di Israele sul Golan. Non possiamo non soffermarci su questo atto di guerra di Trump: le Alture del Golan, appartenenti alla Siria, furono occupate militarmente da Israele nel 1967 ed annesse da Tel Aviv nel 1981 ed ora, il decreto Trump, “le consegna” ufficialmente e storicamente a Tel Aviv! Può esserci un altro atto che così emblematicamente possa parlarci della vergognosa prepotenza imperialista nordamericana? Certo, ve ne sono stati tanti altri di questi atti feroci da parte degli USA ( solo in relazione ad Israele e solo negli ultimi tempi: il dissennato riconoscimento, da parte di Trump, di Gerusalemme quale capitale dello Stato ebraico e l’aggressivo trasferimento voluto, sempre da Trump, dell’ Ambasciata USA a Tel Aviv) ma questo, che cade nella totale indifferenza internazionale, nel silenzio assoluto e codino dell’Unione Europea, è davvero sanguinario. Un decreto, questo di Trump, che tra l’altro viene brutalmente firmato sulla pelle dei tanti abitanti d’origine siriana delle Alture del Golan, che, attraverso il filo spinato dei loro confini, guardano ancora verso Damasco e che tutto desiderano meno che diventare cittadini forzati di Israele.

Chiaro è che, rispetto al decreto Trump, occorre capire: questa firma americana non solo aiuta, oggi, Netanyahu nella sua lotta contro le altre forze di destra e contro i laburisti, ma tenta anche di dare un colpo alla Siria di Assad e alla Russia di Putin, nel momento stesso in cui Damasco, con l’aiuto determinante dell’esercito russo, vince la guerra  contro le forze jihadiste e contro le stesse forze imperialiste intervenute al fine di abbattere Assad e preparare uno “spezzatino siriano”.

Tra gli atti terribilmente prepotenti di Trump e la sanguinaria volontà delle varie forze politiche israeliane volte a continuare la loro guerra contro il popolo palestinese, spicca tuttavia l’imperdonabile vigliaccheria dell’Unione Europea, zitta e genuflessa di fronte agli ordini di Washington.

Che farà il governo italiano? Di nuovo, come per la questione della Via della Seta e di fronte alla linea pienamente filo israeliana e filo americana di Salvini, dobbiamo affidare le nostre speranze alla tenuta del M5S, alla tenuta delle sue ali più avanzate. Che andrebbero aiutate e sollecitate, nella loro resistenza alle pressioni leghiste e alle loro stesse pressioni interne governiste, da una più seria e forte azione filo palestinese e antimperialista sul campo da parte delle forze comuniste e di sinistra.

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