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Svolta autoritaria senza precedenti, partigiani della Costituzione mobilitati

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di Francesco Valerio della Croce, Segreteria nazionale Pci

Ci sono cose impopolari che bisogna, però, coraggiosamente dire: la legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari dà una botta grave alla democrazia. L’effetto politico più rilevante è di introdurre, di fatto, una soglia di sbarramento del 5% alla Camera e del doppio (e fino al 20%, secondo le proiezioni sulla base della legge elettorale vigente) al Senato, come ha sottolineato il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale a commento della legge.

L’attacco alle istituzioni democratiche viene da lontano, coincide con l’apertura di quella fase che Luciano Canfora, tra gli altri, ha definito post democratica.

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Ma dobbiamo dire che l’attacco alla Costituzione ed agli assetti democratici sorti nel secondo dopoguerra non è mai stato tanto violento come oggi: autonomia differenziata (anche se, allo stato, apparentemente bloccata nel confronto in seno al governo) e flat tax sono i due cardini della transizione verso lo Stato minimo economico e verso la regionalizzazione economicamente asimmetrica del Paese (in piena compatibilità coi Trattati che i sedicenti “sovranisti” vorrebbero rinegoziare); la riduzione del numero dei parlamentari, i decreti e le norme in materia d’ordine pubblico sono gli strumenti di transizione verso uno Stato non rappresentativo del Paese e profondamente autoritario, col fine evidente di tramutare la questione sociale, che oggi attraversa l’Italia da Nord a Sud, in questione d’ordine pubblico.

Sappiamo, inoltre, che con una riduzione siffatta dei parlamentari, con un quadro politico che – allo stato – garantirebbe alla nuova destra la maggioranza assoluta in caso di nuove consultazioni elettorali, sarebbe altrettanto probabile la prossima elezione di un presidente della Repubblica espressione di una posizione politica lontana o avversa apertamente al dettato costituzionale ed incline al suo smantellamento finale. Senza dimenticare, che già alle ultime elezioni politiche la coalizione di centrodestra – oggi però a trazione leghista – aveva indicato tra i propri punti programmatici la riforma presidenzialista della forma di Stato. E sono in corso raccolte firme per popolarizzare il tema da parte di Fratelli d’Italia, altra componente in ascesa nell’ambito del centrodestra.

Non possiamo farci trovare impreparati, non possiamo nemmeno porci meramente sulla difensiva. E’ giusto venire incontro alle istanze di cambiamento e di rinnovamento che il popolo italiano ha espresso e che la destra ha incanalato in una feroce politica reazionaria. Noi comunisti abbiamo gli strumenti per farlo ed abbiamo proposte qualificate che, da tempo, abbiamo avanzato al Paese e oggi dobbiamo riproporre.


Se si vuole ridurre il numero dei parlamentari e rafforzare la democrazia lo si può fare con una riforma vera e non con una leggina misconosciuta: una sola Camera, eletta con una legge elettorale interamente proporzionale. Se “ognuno vale uno” e deve essere garantito il voto libero ed eguale, come dice la Costituzione, il Movimento 5 Stelle proponga una vera svolta democratica e rappresentativa per le istituzioni. 
Se non per convinzione, lo faccia per lungimiranza: come accaduto per il Rosatellum renziano, non è difficile immaginare che questa riforma istituzionale travolgerà per primo lo stesso proponente.

Mai come oggi, l’attacco è palesemente contro la Costituzione nel suo programma politico. Mai come oggi, i partigiani della Costituzione, variamente organizzati ma vivi e attivi nella società italiana – come dimostrato nel 2016 – devono rimobilitarsi e scongiurare il pericolo dello snaturamento definitivo della Repubblica.

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