Home Dai territori Accordo pieno. Ma provvisorio e indefinito. Bisticci e poi il paciere.

Accordo pieno. Ma provvisorio e indefinito. Bisticci e poi il paciere.

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di PCI Lazio

Ieri sera c’è stata una sequela di prese di posizione positive, governative o filogovernative per gli esiti della riunione dell’Eurogruppo:interrotta, convocata fuori orario, disdettata e poi confermata e svolta, invece che in alcune ore come previsto, in una oretta.

Cioè? Cioè la parvenza di accordo è stata tutta una trama da dietro le quinte, poco, davvero poco trasparente. E’ la notizia di partenza che vogliamo commentare. Non prima di sottolineare una questione (una sorta di fantasma che si aggira per l’Europa) che il libro di Bruno Steri “Itinerari Comunisti” ha messo come una delle sue conclusioni politico/strategiche: la irriformabilità della Unione Europea così come la conosciamo.

Dice Steri, riporto il giudizio stringato, che la UE ha perso la partita quando ha deciso, politicamente e come politica economica deciso, che dal Big Government si è accomodata allo Small Government. Ovviamente a servizio di qualche interesse: e questi erano e sono gli interessi delle finanziarie e del capitalismo internazionale che non prevede affatto di partire da bisogni ed esigenze del mondo dei lavoratori o delle classi medie. Ecco, se abbiamo presente questi due concetti espressi e come siano legati, la notizia strombazzata e agitata in un polverone e il giudizio di Steri (e del PCI), si comprende anche perché l’unico modo di raccontare la giornata politico economica non può che partire da Goldoni. 

Si parte dal racconto di ” Toffolo che ha regalato una fetta di zucca a Lucietta, fidanzata col pescatore Titta-Nane, scatenando così la gelosia di Checca, a cui il battelliere fa la corte. La baruffa è interrotta dal ritorno dalla pesca di padron Toni e degli altri uomini e dalla vendita del pesce. Nei vicoli, però, continuano i pettegolezzi di Lucietta e di Orsetta (fidanzata del pescatore Beppo) sulle avventure di Toffolo; alla fine tutto il quartiere è coinvolto in un’unica, generale, gigantesca baruffa che richiede l’intervento di Isidoro, il Cancelliere criminale.

Isidoro, dopo aver interrogato Lucietta e Orsetta, capisce che si tratta solo di bisticci fra ragazzi (putelezi) e riesce a far tornare la pace.” Ecco si, senza stare lì per forza a identificare personaggi attuali con quelli delle “Baruffe Chiozzotte” goldoniane, è evidente il caos “ragionato e programmato” utile alla soluzione servita al Cancelliere criminale. E torniamo alle fonti “ufficiali, ufficialissime”. Ci dice l’(ANSA) – “BRUXELLES, 9 APR – L’Eurogruppo ha trovato un accordo sul documento di conclusioni ed è pronto a rimandare la palla ai leader. E’ quanto si apprende da fonti Ue. I ministri avrebbero raggiunto un accordo sul Mes, sulla Bei e sul meccanismo anti-disoccupazione. “.

Dobbiamo ringraziare, perché è vero questo è il cuore della notizia: avrebbero, e solo titoli dei problemi, non le spiegazioni delle soluzioni. Tanto è vero che come controprova, un’altra “ufficiale, ufficialissima” notizia ci giunge da (Teleborsa):” – Acquisti diffusi sui listini azionari europei e su Pazza Affari, ad un’ora dalla partenza di Wall Street e in attesa del vertice dell’Eurogruppo, che dovrà trovare un compromesso sugli strumenti per affrontare la crisi sanitaria. Consolida i livelli della vigilia lo spread, attestandosi a +194 punti base, con il rendimento del BTP decennale che si posiziona all’1,59%. Tra gli indici di Eurolandia tonica Francoforte che evidenzia un bel vantaggio dello 0,84%, brilla Londra, con un forte incremento (+1,52%), e piccoli passi in avanti per Parigi, che segna un incremento marginale dello 0,54%. A Piazza Affari, il FTSE MIB continua la giornata con un aumento dello 0,82%, a 17.523 punti.”.

Cioè nel precipitare dell’economia globale e quindi europea, dove il braccio di ferro sul “dopo” si è vista misurarsi già con balletti precedenti a seconda che sembrava prevalente la linea dura (borse europee su) o meno dura (borse europee giù), l’agenzia economica della borsa ci informa che nella contentezza dell’accordo (rinviato in realtà ai leader) le borse vanno su (ergo linea dura). Quindi un po’ torna il tema vero, che però sin qui non si è voluto affatto affrontare in sede istituzionale e ufficiale, magari lasciandolo buono per propaganda e sui confronti di fuoco sui media.

Così come fece qualche settimana fa il capo della Lega Salvini contro Giorgetti. Infatti, un po’ come il gioco del poliziotto buono e quello cattivo, si poteva leggere su un giornale “Salvini ieri ha detto: non abbiamo la priorità di uscire dall’euro o dall’Europa? Vuol dire che è una scelta solo tattica?
«No. Noi non vogliamo uscire. Ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare. Per due ragioni: i trattati sono stati scritti in un’altra era geologica; l’epoca Merkel si avvia a conclusione. Così non si regge. Come si fa a competere con i colossi cinesi con le nostre attuali regole sugli aiuti di Stato? Come si fa ad avere un target del 2% di inflazione che oggi non si ottiene più neanche pompando moneta?».

Al contrario c’è la grande certezza di Paolo Gentiloni che non avendo smesso i panni dell’Ufficio Stampa continua in una descrizione utile alla ditta che racconta: Alla fine di intense discussioni l’Eurogruppo che riuniva i ministri delle finanze dei Paesi dell’Unione ha trovato un accordo “senza precedenti”, alludendo in modo particolare alle sue dimensioni. L’accordo prevede 500 miliardi di euro subito messi a disposizione e la previsione di un fondo futuro che servirà a garantire la ripresa dell’economia una volta terminata l’emergenza sanitaria. Una linea di credito disponibile fino alla fine dell’emergenza che gli Stati potranno utilizzare esclusivamente per far fronte a spese dirette, e indirette, collegate all’emergenza sanitaria.

Previsto anche un Recovery Found, la variante francese degli eurobond, che servirà per sostenere la ripresa. In realtà il più concreto Sole 24 Ore ha così descritto la sintesi di intesa: I termini dell’accordo. L’accordo raggiunto parla di un fondo legato al bilancio europeo, finanziato con “strumenti finanziari innovativi”, in linea con i Trattati (pari a 500 miliardi di euro, secondo Parigi). Lo strumento dovrebbe essere temporaneo, mirato e proporzionato ai costi straordinari provocati dalla pandemia. Come si nota i due termini rilevanti, nelle pochissime parole utilizzate ( e dire che l’italiano è lingua ricca e fluente): “in linea coi Trattati” prima mazzata; “strumento temporaneo” seconda mazzata. Si perché, nella volontà di voler creare davvero una leva per interventi straordinari di rinascita (che come comunisti auspicheremmo sotto una programmata economia strutturale centralizzata) occorrono due requisiti: al di fuori dei Trattati e a lunga gittata periodica. Appunto nessuna di queste condizioni risulta al Sole 24 Ore.

Quello che è certo, è che la battaglia condotta dal sindacato ancora poche settimane fa, come descriveva Landini : “Ai lavoratori per i quali è previsto il trattamento di cassa integrazione ordinaria (assegno ordinario o in deroga per Covid-19, definiti dagli articoli dal 19 al 22 del Dl 18/2020″Cura Italia”), pagato direttamente dall’Inps, potrà essere concesso dalle banche convenzionate un anticipo fino a 1400 euro per la cig a 0 ore di 9 settimane, senza nessun aggravio di costi. Gli importi saranno riproporzionati per part time o riduzioni di orario inferiori”.   “Le modalità saranno semplificate il più possibile – sottolinea il sindacato guidato da Maurizio Landini – per evitare eccessivi spostamenti di persone”. Infine, afferma la Cgil, “nell’accordo emerge la volontà comune di individuare meccanismi per agevolare la liquidità delle imprese affinché possano anticipare i trattamenti di cassa”. Quindi proprio nella conferma del Bilancio che potremmo perfino definire anti MES. 

Ma, se tutto è da definire, come ricordavano le notizie perché in realtà l’accordo è pari alla scrittura di una agenda da discutere senza aver predisposto alcuna deliberazione concreta, allora torniamo al punto di partenza della scelta pro UE oppure UE da superare. E qui, alcune posizioni espresse a sinistra, come quella di Stefano Fassina hanno una forte carica di ambiguità, buona per i dibattiti da circolo culturale, non per le scelte nette da mettere in campo: “E’ necessario – dice Fassina – archiviare le favole sul popolo europeo da noi illuministicamente interpretato e riconoscere i dati di realtà. 

Non si può continuare a imporre scelte dall’alto al popolo italiano, così come agli altri popoli dell’Unione europea. Il fronte dei Paesi del Sud lasci stare gli Eurobond. Il fronte del Nord lasci stare il Mes. Per affrontare le conseguenze economiche, sociali e di finanza pubblica del Covid-19, si concentri il confronto sulla linea di minore resistenza politica, l’unica davvero utile: si dia legittimazione politica alla Bce per acquistare i titoli necessari e per sterilizzare il debito pubblico accumulato da ciascuna Banca centrale nazionale nell’ambito del Quantitative Easing. Francoforte ha, con ritardo e contraddizioni, imboccato la strada giusta. Se neanche la via della Bce è politicamente praticabile, si prenda atto della necessità di recuperare, in via cooperativa, per ciascuno Stato, la propria autonomia monetaria. Noi non possiamo permetterci compromessi al ribasso e sopravvivere sempre sotto il ricatto del debito pubblico”, conclude Fassina”.

Cioè, dal ragionamento la conseguenza sarebbe no al ricatto, via dalla UE, invece ha già anticipato cerchiamo di imboccare una via praticabile. La drammaticità della fase storico-sociale, le vite spazzate via dalle scelte a sostegno di politiche di tagli al welfare, tutte sotto gli ombrelli UE e NATO, che in virtù di bilanci ed economia da mandare avanti, stanno via via favorendo e confermando tutte le commesse delle produzioni di armi, non possono affatto far trovare la parte progressiva della società, la sinistra e noi comunisti come dei caca dubbi sul da farsi. La scelta è una, netta: la UE è irriformabile, tiriamocene fuori.

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