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Coronavirus: è l’inizio di una nuova guerra mondiale?

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di PCI Varese

Il coronavirus per come inizio di una nuova e inedita  guerra mondiale
Con la diffusione del coronavirus in Italia, l’occidente ha compreso bene che questa sarà un’emergenza con cui fare i conti in modo diretto, con risvolti negativi e strascichi per le imprese e l’economia globale. Ora, oltre all’emergenza sanitaria, occorre unità e coordinamento centrale anche per quella economica.

Si cominciano, quindi, a fare anche i conti con quelli che potranno essere i risvolti negativi e gli strascichi che il coronavirus avrà per le imprese e più in generale per l’economia globale.

Dovrebbe diventare tutto più chiaro a breve, nel momento in cui le grandi aziende pubblicheranno dati aggiornati sulle vendite commerciali e sulla produzione e la Cina segnalerà il bilancio sul suo settore manifatturiero. Per quest’ultima,  sta vivendo  da  più tempo l’emergenza, i dati sono in parte già disponibili e mostrano il forte calo della produzione, mentre lo scoppio dell’epidemia in Italia accelera i timori della zona euro.

Facciamo il punto sulle conseguenze dell’epidemia sull’economia globale e su quella italiana, cercando di evidenziare quale dovrebbe essere l’approccio per non esasperare ulteriormente la situazione.

L’industria tecnologia, per sua natura fortemente dipendente dalle relazioni con la Cina, è tra le prime a essere colpita.

Come sta vivendo la crisi e come vi reagirà possono quindi anche fare da benchmark per il problema più generale degli impatti economici dell’epidemia, in Italia e nel mondo.
Significativo è stato il segnale d’allarme lanciato da Apple, infatti,sulla scena hi-tech mondiale, Apple è diventata una delle prime aziende ad ammettere che il coronavirus, che ha attanagliato solo la Cina in prima battuta, stia ora influenzando direttamente anche il suo volume di affari, affermando che, con tutta probabilità, verranno tagliate le aspettative di vendita per questo primo trimestre, stima che, solo un mese fa, aveva annunciato essere molto positiva ed in aumento.

Il produttore degli iPhone, che dipende fortemente dalle fabbriche cinesi e anche dagli stessi consumatori cinesi, che sono adesso tra i primi acquirenti dei prodotti Apple dopo anni in cui si erano rivolti quasi esclusivamente ai prodotti delle case cinesi (Huawei e Xiaomi in primis), ha ammesso che la sua offerta globale di smartphone sarebbe ostacolata dalla produzione che sta procedendo più lentamente del previsto.

Apple ha anche affermato che la vendita dei suoi dispositivi in Cina è stata fortemente danneggiata dalle chiusure di tutti i 42 negozi del paese, nel mese scorso e la maggior parte deve ancora riaprire.
Ma altrettanto più allarmanti sono state le valutazioni dei ricavi  evidenziati da Microsoft, in conseguenza  del  calo di  mercato di  Windows cinese, ed Expedia a causa dell’impatto su le prenotazioni  online  dei viaggi. La crisi della Cina, “fabbrica del mondo” e seconda economia mondiale.

L’ultima istantanea dell’attività industriale, nella seconda più grande economia del mondo dovrebbe rivelare un tonfo nella produzione cinese in febbraio. Gli sforzi per contenere ed arginare l’epidemia hanno interrotto le catene di approvvigionamento, creando conseguenze dannose per tutte le aziende interne ma anche a tutte le altre.

Il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito nell’ultimo fine settimana che il coronavirus avrà un “grande impatto sull’economia nazionale e sulla società”. Ha anche aggiunto però, che l’impatto sarà nel breve termine e comunque “sotto controllo”, che la Cina intensificherà gli sforzi per attenuare il più possibile il colpo subito e che il paese ha adottato una serie di misure per sostenere la sua economia.

Secondo la società di analisi Dun & Bradstreet, almeno 51.000 aziende, tra cui 163 nelle Fortune 1.000 in tutto il mondo, hanno uno o più fornitori diretti (di primo livello) nella regione direttamente (provincia cinese di Hubei) e almeno cinque milioni di aziende hanno uno o più fornitori di secondo livello dentro o nelle immediate vicinanze l’epicentro dell’epidemia.

I prossimi giorni saranno determinanti per capire se le chiusure di fabbriche continueranno e se soprattutto perdureranno in Cina.

Wuhan, l’epicentro della crisi, ospita alcune delle più grandi fabbriche di computer del mondo. La Cina è di fatto, la “fabbrica mondiale”: produce circa il 90% dei 300 milioni di computer venduti nel mondo all’anno, il 70% dei 2 miliardi di telefoni e l’80% dei 110 milioni di condizionatori venduti a livello globale. Dal lato della rete di telecomunicazioni, il 25% delle importazioni proviene dalla Cina.
I produttori di telefoni cellulari subiranno un impatto maggiore poiché quasi l’80% dei componenti proviene dalla Cina, soprattutto componenti chiave quali chipset, display e batterie.

Ci si chiede se continueranno a produrre e se soprattutto perdureranno in Cina, anche è una riflessione che può aiutare a capire il perché dell’esplosione del convi-19 in Cina.
Infatti, non è un caso che Wuhan, l’epicentro della crisi, ospita alcune delle più grandi fabbriche di computer del mondo.

Anche il capo del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, parlando a una riunione del G20 ai leader finanziari ed esponenti della banca centrale, ha dichiarato che il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è pronto, se fosse necessario, anche ad attingere al suo “Fondo catastrofi” per aiuti ha anche affermato che il FMI riteneva l’impatto del coronavirus relativamente basso e di breve durata.

Il passato a questo punto diventa obbligatorio, vista la negativa evoluzione che ha avuto la diffusione del virus a livello globale e con particolare riferimento al nostro paese, proprio durante lo svolgimento del vertice e nei giorni successivi.

In questo senso appare corretto evidenziare, per una parziale conclusione, quanto viene affermato la notevole  importanza che viene attribuita dalla Georgieva alla sinergia degli Stati per arginare la crisi sanitaria ed economica: “La cooperazione globale è essenziale per il contenimento di Covid-19 e il suo impatto economico, in particolare se l’epidemia si rivela più persistente e diffusa di quello che possiamo oggi prevedere”.

Ma d’altro canto è altrettanto corretto inferire  che ad oculos   il corona virus ha aggiunto una controtendenza estremamente pericolosa a livello mondiale, e la scelta da parte del “ grande  capitale finanziario “ l’avere voluto creare il caos, si tratta però di un “caos apparente”, da parte, appunto, della  grande finanza mondiale, di quei  grandi fondi d’investimento che fanno capo al FMI, l’ aver voluto, in un modo subdolo,  deciso di dare inizio ad una vera e propria guerra post-moderna, nei confronti della locomotiva comunista cinese, una locomotiva  che deve essere fermata, in quanto , per questo modo di produrre capitalistico, risulterebbe inaccettabile una fuori uscita dall’attuale crisi sistemica  grazie al  volano comunista.

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