Partito Comunista Italiano

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La corsa al Colle

Comunicato stampa – Segreteria Nazionale PCI

Il percorso per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica è entrato nel vivo, e molteplici sono le proposte in campo, espressione di questo o quel soggetto politico, di questo o quello schieramento.

È un dato di fatto che tale processo si colloca in un contesto fortemente condizionato dalla crisi finanziaria ed economica che da tempo ha investito il nostro Paese, riconducibile alle politiche liberiste bipartisan affermatesi nel tempo, e che anche a seguito della crisi pandemica con la quale lo stesso è chiamato a misurarsi, evidenzia una crisi sociale di inedita portata, dagli sviluppi tutt’altro che scontati.

Un contesto fortemente segnato dalla crisi etico/morale che ha investito il Paese, che in un rapporto di causa/effetto evidenzia anche una marcata crisi della politica, sempre più lontana dalle funzioni che le sono proprie, sempre più assoggettata alle ragioni dei poteri forti.

Un contesto nel quale si palesano posizioni che rinviano alle pagine più buie della storia del nostro Paese, che mettono in discussione i principi ed i valori fondanti della Repubblica, rendendo del tutto evidente la necessità del rilancio della cultura e della pratica antifascista.

Una realtà, quella entro la quale si sviluppa il percorso volto alla elezione del Presidente della Repubblica, nella quale si evidenzia la messa in discussione formale e sostanziale di più di un articolo della Carta Costituzionale (emblematico quanto relativo all’art.11), la compressione del ruolo e della funzione del Parlamento, sempre più chiamato a ratificare decisioni assunte altrove, segnatamente da parte di un governo, la cui liceità formale non è in discussione, sempre più espressione di scelte operate in ossequio agli interessi delle élite economiche e finanziarie, italiane ed europee, attraverso il reiterato e largamente immotivato ricorso alla decretazione d’urgenza.

Una realtà nella quale si sono succedute posizioni, proposte ed atti volti a mettere in discussione l’assetto, l’architettura dello Stato, i ruoli e le funzioni di questo o quell’organo, sovente all’insegna della logica di un uomo solo al comando, e che oggi, attraverso lo sviluppo del processo di autonomia differenziata, mette a rischio la stessa unità statuale.

Una realtà nella quale più d’uno tende a cogliere l’occasione della elezione del Presidente della Repubblica per forzare in direzione dell’avvento, anche in Italia, del semipresidenzialismo alla francese (emblematico quanto dichiarato dal Ministro Giorgetti, ossia che Draghi, una volta eletto, potrebbe guidare il governo anche “da fuori”, dando vita ad un semi presidenzialismo de facto) una ipotesi che noi comunisti rigettiamo, consapevoli che oltre ad indebolire ancor più il ruolo dei partiti e del Parlamento, già in crisi da tempo, violerebbe palesemente e gravemente la Costituzione che, viceversa, prevede un governo parlamentare e la netta separazione dei poteri del capo dello stato già di per se molto estesi ed esercitati, talvolta, ai limiti del concesso.

Tutto ciò sottolinea la necessità di giungere alla elezione di un Presidente o, finalmente, di una Presidente della Repubblica che incarni al meglio le prerogative che gli sono proprie.

Ricordiamo, infatti, che il Presidente della Repubblica, in quanto espressione dell’unità nazionale, deve agire super partes ed è tenuto a garantire la fedeltà alla Costituzione (artt. 81 e 91), che ha voluto il suo ufficio incompatibile con qualsiasi altra carica (art. 84); partecipa alla funzione legislativa, perché può rinviare alle Camere le leggi approvate dal Parlamento, per un riesame o una modifica, esercitando un ruolo di intervento non previsto in altri ordinamenti costituzionali; autorizza la presentazione dei d.d.l. del Governo ed emana leggi e decreti legge; influisce sulla funzione giurisdizionale, poiché nomina cinque giudici della Corte costituzionale, presiede il CSM e garantisce l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura da qualsiasi altro potere (artt. 87 e 104); nomina il Governo e può sciogliere le Camere ed, infine, comanda le Forze armate e presiede il Consiglio Supremo di Difesa.

Il PCI, quanto sopra considerato, ritiene che al di là del nome dell’uomo o della donna che varcherà la soglia del Quirinale, il Presidente della Repubblica dovrà avere un alto profilo istituzionale, e dovrà essere in grado di svolgere il ruolo di supremo garante dei valori della Costituzione, di promuoverne la sua piena e totale attuazione, e dovrà lavorare per il rafforzamento della democrazia parlamentare e degli assetti istituzionali della Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Una personalità, dunque, autonoma ed autorevole, in grado di respingere ogni tentativo di ulteriore manomissione della Carta Costituzionale, degli assetti dati, di spingere, viceversa, le forze politiche ed il Parlamento a mettere mano, con la massima urgenza, ad una nuova legge elettorale che rimetta al centro il ruolo del Parlamento, e che per noi comunisti, sancendo il primato della rappresentanza sulla governabilità, non può che essere proporzionale, senza sbarramenti.

Con l’elezione della nuova Presidenza della Repubblica siamo oggettivamente di fronte ad un passaggio di assoluto rilievo, che segnerà per tanta parte il futuro del Paese, ad esso i comunisti guardano con grande attenzione.

Il Partito Comunista Italiano

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