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Uomini, mezz’uomini e quaquaraquà

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Spesso vorremmo che i nostri nemici siano nullità imbelli e lo vogliamo così tanto che finiamo per crederlo davvero. Quanto era facile fare opposizione a Berlusconi: bastava indignarsi davanti ai mille commenti sessisti, davanti al conflitto d’interessi palese o davanti al gretto circo di nani e ballerine. C’era solo l’imbarazzo della scelta. E quant’è bello attaccare oggi Trump con i suoi covfefe, faccendieri compromessi e attrici porno. E Salvini! E Di Maio! Eppure, Berlusconi ha governato per un ventennio a dispetto di tutti i girotondi e Trump, Salvini e Di Maio potrebbero fare altrettanto. Dobbiamo dunque iniziare a vedere i nostri nemici per quello che sono e dividerli in uomini, mezz’uomini e quaquaraquà.

Prima ci sono gli uomini, come John McCain. Senatore Repubblicano dell’Arizona, morto ieri a 81 anni, McCain ha speso tutta la sua vita con coerenza per portare la guerra nelle case di quante più persone possibili. Pur avendo sostenuto ed attivamente fomentato tutti i conflitti dagli anni ’80 in poi, non si è mai nascosto davanti ai diritti umani o ai droni, ma ha sempre ammesso spudoratamente gli interessi dell’imperialismo statunitense. Sempre in prima linea e pronto a rischiare, non si vergognava a difendere Obama dagli attacchi razzisti né ad andare in Siria per aiutare l’ISIS sotto le bombe. Persona capace, colta e con un grande fair play, ha ottenuto quasi tutto nella vita: dalle bombe sulla Serbia, all’invasione dell’Iraq, al golpe nazista in Ucraina. Siamo certi che sul suo letto d’ospedale non si sia pentito di nulla, se non di non essere riuscito a scatenare una guerra contro l’Iran. Dal canto nostro, ci dispiaciamo sinceramente che la contraerea vietnamita nel 1967 l’abbia solo abbattuto, che l’abbia salvato dall’affogare nel lago dov’era precipitato e che l’abbia poi curato: quante vite avrebbero potuto salvare quel giorno! Per John McCain, cavaliere senza macchia né paura dell’imperialismo, la morte arriva in tarda, troppo tarda, età.

Poi ci sono i mezz’uomini, come Barack Obama. Presidente degli Stati Uniti per due mandati e prima senatore Democratico dell’Illinois, ha sconfitto McCain alle elezioni presidenziali del 2008 e ha poi diviso la sua presidenza tra i diritti civili e le bombe sugli innocenti. Perennemente titubante davanti all’opzione bellica, non ha però mai esitato ad autorizzare esecuzioni extragiudiziali con i droni, facendo strage a matrimoni iracheni e nelle scuole afghane. Sebbene oggi porga le sue condoglianze alla famiglia McCain e faccia le lodi del suo antico avversario, Obama si è sempre coperto con la bandiera arcobaleno e ha sempre nascosto il suo imperialismo dietro i diritti umani, dietro la propaganda liberale e dietro bombardamenti dall’alto. Pur colto e dall’oratoria suadente, non ha mai avuto il coraggio di mandare la fanteria sul campo di battaglia, d’ammettere apertamente il suo imperialismo e accettarne le conseguenze. In Libia e Siria ha mandato avanti altri, per poi nascondere la mano; in Ucraina ha finanziato il golpe, ma si è spaventato davanti alla reazione russa; in Egitto ha sobillato, per poi abbandonare gli alleati. Premiato col Nobel e benedetto dai salotti buoni, Barack Obama è stato il paladino dell’intellighenzia liberale occidentale: un patriziato ozioso ed ipocrita che saccheggia il mondo ma non vuole vederne le macerie.

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Infine, ci sono i quaquaraquà, come il Conte Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata. Il fu maoista ha infatti ritenuto necessario offrire le sue condoglianze alla famiglia McCain, ricordando il leader repubblicano per aver sempre portato avanti i valori del mondo libero, quali proiettili, bombe e napalm. L’ex ecologista si è così confermato per la sua gentilezza e servilità, dopo essersi già offerto come stuntman di Renzi dopo il 4 dicembre. Perché altrimenti porgere le condoglianze ad un autore della guerra in Libia? Non è stata forse questa guerra che, dopo aver gravemente leso gli interessi economici italiani, ha anche creato il problema immigrazione su cui il suo stesso Governo Gentiloni s’è arenato? Eppure i quaquaraquà sono fatti così: hanno venduto se stessi e il Paese e devono sempre provare la loro lealtà al padrone, anche sulla tomba. Con tutto il garbo e l’eloquenza della sua classe, il Conte Gentiloni Silveri mostra la decadenza del notabilato italiano, un ceto intellettualmente, politicamente ed economicamente esausto, capace solo d’obbedire al padrone straniero nella speranza di qualche rendita e prebenda.

John McCain era un uomo, Barack Obama un mezz’uomo ed il Conte Gentiloni Silveri un quaquaraquà. Eppure tutti e tre avevano qualcosa in comune: erano nemici della pace, dalla parte del capitale e dell’imperialismo. Per colpa e per mano loro, il grande capitale ha fatto macerie della Siria e cerca ogni giorno di schiacciare i popoli liberi come in Venezuela. Come antiimperialisti, come uomini liberi e come comunisti, dobbiamo quindi apprendiamo la notizia della scomparsa di McCain come la dipartita di uno tra i nostri nemici più valenti, ma dobbiamo ricordarci che purtroppo nella lotta non tutti i nostri nemici sono mezz’uomini e quaquaraquà.

di Frunze

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