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“In guerra”

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di Laura Baldelli

Dal 15 novembre è nelle sale italiane l’ultimo film di Stephane Brizè, “In guerra”, che conferma l’impegno sociale del regista e il sodalizio artistico con l’attore Vincent Lindon. A tre anni dal film “Il capitale umano”, in cui V. Lindon ha meritato la Palma d’oro come miglior attore, di nuovo insieme ripropongono un film partigiano, un cinema contemporaneo etimologicamente politico, dove si racconta ancora una volta la crisi economica e l’impatto sociale

Il film è un racconto/reportage in diretta del presente, tanto da sembrare quasi un documentario, come fa il giornalismo embedded, quasi senza stacchi di montaggio, in cui Lindon è l’unico attore, tutti gli altri sono persone comuni.

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E’ la lotta dei lavoratori francesi di una fabbrica di componenti per auto di un’azienda tedesca, i quali 5 anni prima avevano accettato di lavorare di più senza retribuzione, questo sacrificio o meglio furto agli operai, aveva prodotto molti utili agli azionisti, ma nonostante il risultato, la fabbrica delocalizza, per sfruttare altrove altri operai ed aumentare ancora i profitti. Se non fosse che parliamo di cinema, ma di vita quotidiana, diremmo “un film già visto fin troppo”!  Da anni i media diffondono un’analisi sbagliata ed ipocrita che “le ideologie sono morte”, ma in tutto il mondo emerge con crudeltà inaudita che l’unica ideologia che ha offuscato le menti è “ la legge del mercato”, il moloch supremo, a cui corrotti ed ignoranti politici s’inchinano.

Nel film non aleggia l’idea socialista, né le parole come “lotta e coscienza di classe”, ma i concetti di “ripartizione della ricchezza, disuguaglianza, disoccupazione, diritti, patti sociali, lotta per lavoro”,  e gli operai lottano per difendere il loro posto di lavoro contro una controparte, che neanche vuole incontrarli; neanche l’Eliseo può convincere i padroni tedeschi, segno della voluta debolezza della politica di fronte appunto alla Legge del mercato. La storia un po’ s’ispira a quella del sindacalista Xavier Mathieu, leader sindacale della Continental. In questi giorni, proprio in Francia infuria la lotta senza ideologia come l’antica insurrezione contadina delle Jaquerie medioevali e ci chiediamo quale ideologia sia dietro il popolo in marcia contro Macron.

Il film riesce a raccontare con un ritmo serrato la lotta, grazie ad una sceneggiatura potente, che inventa dal vero, a Lindon talmente bravo ed autentico, da sembrare veramente il vicino della porta accanto che è stato licenziato. E pensare che l’attore viene da una famiglia dell’alta borghesia, padre industriale e madre giornalista televisiva. Bravo nelle scelte professionali, bravo a recitare con la gente comune, bravo nell’ essere un eroe operaio, come bravo fu in “Welcame”, tra i primi coraggiosi film sulla migrazione in tempi non sospetti.

Anche le immagini del film e la colonna sonora sono da segnalare come innovazioni narrative del testo filmico: telecamera a spalla, come in un documentario, quasi un “pedinamento” da Neorealismo, senza sonoro reale, ma solo commento musicale…..e sembra di essere lì, indignati, a lottare con passione contro l’ingiustizia disumana del capitale e dei loro servi sciocchi.

Non ho memoria recente di un film così struggentemente potente.

Nella sceneggiatura ci sono frasi che fanno la differenza: “lotta con intelligenza” è il rimprovero che il leader operaio-sindacalista Lauren /Lindon dice al compagno che preso dalla rabbia offende uno dei quadri intermedi mandati dalla fabbrica a dare giustificazioni ipocrite; così quando Lauren esorta alla lotta, citando Brecht: “ chi combatte rischia di perdere, ma chi non combatte ha già perso”.

Lauren è il personaggio chiave, che emana dignità, quì è l’eccellenza di Lindon, la dignità che dà al personaggio, che ne fa il nostro eroe.  La sceneggiatura percorre perfettamente quello che troppo spesso accade: all’interno della protesta sindacale, dopo gli scioperi a oltranza, prevale la linea che cede al ricatto, tratta al ribasso  perde speranza, rinuncia ai diritti e cerca di “portare a casa qualcosa”. Sono momenti drammatici e la strategia degli antichi imperialisti Romani “dividi et impera” funziona sempre: si tradisce, si piega la testa al padrone per paura ed ognuno pensa a se stesso. Lauren ne paga le spese e fino in fondo come un antico eroe greco, sa che il suo destino è l’estremo sacrificio….morire per gli altri.

Lo stesso Lindon spiega il titolo “In guerra”, affermando nelle interviste che oggi le guerre nei paesi occidentali si combattono senza armi, sono i licenziamenti, la perdita del lavoro e conseguentemente della dignità delle persone, scatenando la guerra tra i poveri.

La Storia c’insegna che l’uguaglianza, l’equità sociale, i diritti che rendono la vita dignitosa, si sono conquistati con le guerre, le rivoluzioni, ma alla base c’erano idee, anzi ideologie forti, come Socialismo e Comunismo, che animavano persone consapevoli del proprio ruolo di classe lavoratrice. Oggi quelle idee, che sono le nostre, faticano ad farsi strada nel mondo del pensiero unico della legge del mercato tra i lavoratori, i disoccupati, tra gli ultimi del mondo, davanti ad un capitalismo sempre più rapace e crudele, che non investe ma spolpa aziende pubbliche, fabbriche laboriose e produttive, con la complicità dell’informazione, con il consenso dei servi sciocchi della politica che hanno abiurato….la sedicente sinistra italiana.

Ormai a difendere i diritti del lavoro e della dignità umana ci sono rimasti solo i Comunisti.

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