Verità e propaganda

di Lamberto Lombardi

 

L’aforisma più famoso tra quelli attribuiti a Goebbels, ministro della propaganda del III Reich, recita: ripeti una bugia una, cento, mille volte e diventerà la verità.  Alla celeberrima citazione, divenuta mantra nell’era dell’informazione di massa, si dimentica di aggiungere che non ha portato un granché bene né all’autore né al popolo che rappresentava né, tantomeno, alla collettività mondiale sconvolta da una guerra che provocò sessanta milioni di morti.

Il collegamento tra i due fatti, la citazione e le conseguenze di quel regime basato sulla menzogna, non appare certo forzoso a chiunque abbia letto qualcosa di quel pezzo di storia e non è di secondaria importanza considerare l’insegnamento che ne deriva.

Eppure notiamo che la tentazione di costruire verità su notizie false o inventate non cessa mai di manifestarsi e negli ambiti più insospettabili e protetti.

Ci sia consentito dire che la questione delle Foibe,  Istria anni 1944-45, appartiene  a questo filone.

Certo l’episodio è allettante perchè si basa sulla irraggiungibilità di quei luoghi impervi (le grotte carsiche), fatto che rende possibile, nell’impossibilità dell’accertamento, qualunque speculazione al rialzo sul numero di morti. A Basovizza, nella foiba più famosa, non ci sarebbe neanche un italiano, solo nazisti uccisi in combattimento, ma c’è il monumento a ricordo delle vittime italiane. La cifra più alta citata dagli storici per tutte le foibe è di 1500 vittime senza peraltro poterne individuare la provenienza né, quindi, i carnefici, ma la politica rimbalza cifre dalle 10.000 al milione ad opera dei comunisti, ovviamente.

Nel contempo, in assenza di fatti certi, ci si deve basare sulle memorie, memorie che scopriamo essere strabiche visto che nessuno ricorda, o vuol ricordare, quel che successe da quelle parti per tutti i trent’anni precedenti, e, soprattutto, ad opera di chi.

E’ così che, passo passo, arriviamo all’odierno panorama antropologico italico costituito da santi, navigatori, poeti e… vittime. Perché pare che lo status di vittima non possa negarsi a nessuno in una sorta di ‘tana liberatutti’, in primis a coloro che ferocissimi partirono sui carri armati per spaccare le reni al mondo e che, dopo che gli fu dato quel che cercavano e meritavano, frignano da decenni per la cattiverie della storia in cerca di una rivincita a tavolino.  E, tragicamente, questo ottengono nella politica che, come si dice, è luogo di compromessi e mediazioni. Si media sulla verità per non far torto a nessuno, per un pugno di voti, per far contenti i potenti che certe storie di popolo non le hanno mai mandate giù. Si allunga così la lista di autorità che profondono parole di peloso buonsenso tipo ‘le vittime son tutte uguali’ ed è una ferita nel cuore del significato di democrazia quale deriva dalla nostra Costituzione. Nel Paese nostro dove la Shoà è responsabilità delle Leggi Razziali ma nessuno, pare, è responsabile di averle emanate, grava ormai un forte tanfo di chiuso e, come in certe cantine, cresce sui muri la muffa delle destre estreme non a caso protagoniste indiscusse delle giornate della memoria. Vietato stupirsi.

Ma, del resto, tutti sanno, tutti scrivono, tutti dibattono che dall’altra parte del Mondo, Maduro è un dittatore. Che sia stato eletto a schiacciante maggioranza nove mesi fa in elezioni fornite di doppio conteggio, elettronico (impronte digitali) e cartaceo ( voto espresso per iscritto), senza che duecento osservatori internazionali abbiano sollevato alcuna eccezione di regolarità, questo non viene ritenuto di alcuna importanza. Invece, la verità, qualche importanza ce l’ha, ce lo ha insegnato Goebbels.

 

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