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Autonomia differenziata, un feroce attacco alla democrazia e ai diritti sociali

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di Luca Cangemi, Segreteria nazionale Pci, responsabile Scuola e Università

 

L’ autonomia differenziata è un attacco feroce all’ uguaglianza dei cittadini, alla democrazia, all’unità nazionale, ai diritti sociali. Essa segna la continuità reazionaria della Lega nazionale e “sovranista” di Salvini con quella secessionista e padana, così come dimostra, ancora una volta, le enormi responsabilità del PD che ieri ha colpito la costituzione con un ambiguo federalismo ed oggi si accoda con i suoi governatori alle iniziative leghiste.

L’attacco all’istruzione pubblica è da questo punto di vista particolarmente significativo per la dimensione delle risorse in gioco ma ancora di più sul piano culturale. Colpire l ‘ unità della scuola significa colpire il più grande fattore unificante del paese, significa ripiegare la cultura nazionale in particolarismi asfittici, significa fare uno “spezzatino” del sistema pubblico più capillarmente presente sul territorio su cui poi piccoli e grandi potentati potranno avventarsi. Non a caso si sottolinea la competenza regionale dell’alternanza scuola/ lavoro (ma i 5 stelle non volevano abolirla?).

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In generale è la barbarie liberista della competizione tra territori lo spirito di questa controriforma. Non sarà solo il mezzogiorno ad uscirne distrutto, saranno le garanzie sociali per tutti i cittadini ed il contratto nazionale di lavoro ad essere significativamente colpiti.

È necessario dal Nord al Sud del Paese aprire una grande campagna di denuncia di questo scempio. Ogni forza politica, ogni parlamentare deve essere posto di fronte alle proprie responsabilità. In particolare quella che è, ancora, la forza numericamente principale della maggioranza, il movimento 5 stelle, va posto di fronte alle ingestibili contraddizioni che l’opera di governo, in particolare in questo caso, mette a nudo con gli interessi e le aspirazioni profonde di chi l’ha votato. La singolare forma di doroteismo populista, che copre con un misto di urla e tecnicismi, la subalternità al partner leghista va smascherata sino in fondo.

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