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Coronavirus, Aydinlik intervista Francesco V. della Croce (Resp. Esteri PCI)

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Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano dell’intervista a tutto campo per il quotidiano turco Aydinlik, a cura della giornalista Elif İlhamoğlu, al responsabile Esteri del nostro partito, Francesco Valerio della Croce, su coronavirus, situazione in Italia, emergenza e scelte politiche nell’Unione europea, sul modello vincente cinese e la necessità di un cambiamento di sistema per affrontare le emergenze del presente.

1) Può descrivere l’attuale vita sociale? Com’è la situazione dei cittadini? Com’è il morale delle persone?

La nostra vita è cambiata profondamente, lo stato di emergenza ci costringe a cambiare il nostro stile di vita e ad essere in una situazione di isolamento di massa. Inizialmente in Italia vi era una forte sottovalutazione della capacità di diffusione del virus e dei suoi effetti peggiori sulla vita delle persone, ma ciò che è emerso chiaramente è la grande fragilità e inadeguatezza del nostro sistema sociale, economico e politico in generale per far fronte a questa emergenza. Lo stesso si può dire di tutti i paesi occidentali. Ancora oggi, molte misure adottate dal governo italiano sembrano inadeguate e discriminatorie per i lavoratori.

2) Perché l’Italia è così colpita dal virus? Che cosa manca? Come valuta le precauzioni del governo? Puoi parlare delle precauzioni del pubblico o della pressione dell’economia di mercato?

Il virus è arrivato in Europa a causa della dimensione globale delle relazioni economiche e internazionali che caratterizzano il mondo attuale, non vorrei spingermi fino a cercare una spiegazione che riguarda l’ambito prettamente scientifico. La situazione è stata, in parte è ancora oggi, sottovalutata. L’Italia ha adottato misure di quarantena, ridotto la capacità di muoversi, sospendendo le lezioni nelle scuole e nelle università, imponendo la chiusura di alcune attività commerciali ma, colpevole, lasciando ampio potere discrezionale al sistema di produzione privato sulla chiusura o meno di fabbriche e attività produttive. Questo è un errore perché, in questo modo, milioni di lavoratori sono esposti al rischio di contrarre il virus e vedere compromessa la propria vita. Questo è esattamente l’opposto di ciò che è stato fatto, giustamente, in Cina. Tutto ciò accade perché il governo sostiene principalmente gli interessi delle aziende, i profitti e pone la produzione prima del rispetto del diritto alla salute e alla vita. Noi marxisti sosteniamo l’agitazione e gli scioperi dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali di classe che credono che questa barbarie debba essere risolta con il conflitto sociale e non con un compromesso perdente.

3) Quando la Cina ha preso per la prima volta la decisione di mettere in quarantena, l’Europa ha criticato la Cina e ha affermato che l’applicazione della quarantena era antidemocratica. Ma ora, tutto il mondo si sta comportando allo stesso modo della Cina. Cosa ne pensi di questa contraddizione?

L’Europa e l’Occidente in generale, nei confronti della Cina, hanno un approccio spesso sinfobico che rappresenta quel paese come nemico o come minaccia. Non è così. Tra l’altro, la realtà ci dice che la Cina è oggi l’unico paese assolutamente attivo nella solidarietà con i paesi come l’Italia più colpiti dal virus. Oggi i paesi e le popolazioni occidentali chiedono di copiare dalla Cina: molto spesso le classi dominanti occidentali invidiano la capacità cinese di dare effettività alle decisioni, ma queste classi dominanti dei nostri paesi non capiscono che in Cina non esiste un “sistema autoritario”, lì vi è un modello economico, sociale e produttivo che pone al centro gli interessi generali della società, lo fa attraverso la pianificazione e il ruolo dell’orientamento dello Stato e con la guida del Partito comunista, verso il quale il popolo cinese ha un solido rapporto di fiducia, reso possibile attraverso le istituzioni e il sistema giuridico. Il modello cinese non può essere compreso se si ha di questo una visione parziale, si deve concepirlo nella sua totalità. Quel modello, un modello di transizione originale al socialismo, di fronte a questa tragedia del coronavirus sta dimostrando oggi la sua superiorità e la sua indispensabilità per tutta l’umanità. Attaccare la Cina oggi significa mistificare la realtà e cercare di difendere l’indifendibile, cioè un modello capitalista sempre più in affanno nel seguire la velocità dei cambiamenti e delle sfide globali.

4) Il governo italiano ha chiesto aiuto all’UE, ma non ha potuto ottenere un riscontro positivo. Al contrario, la Cina si affretta ad aiutare. Medici cinesi e cubani sono arrivati ​​in Italia nei giorni scorsi con i materiali sanitari. Come valuta l’Italia questo atteggiamento?

Di fronte all’immobilismo colpevole dell’Unione Europea, imprigionata dall’ideologia neoliberista dell’austerità e della centralità del mercato rispetto al ruolo dello Stato, il popolo italiano sta aprendo gli occhi sul ruolo fondamentale di paesi come Cina e Cuba, e lentamente anche sulle qualità dei sistemi politici ed economici di transizione verso il socialismo. Dopo trent’anni di retorica sulla “fine della storia” e sul trionfo del capitalismo, l’insostenibilità dei limiti del capitalismo diventa sempre più chiara. Dopotutto, la verità è che le società occidentali sono in una condizione così critica di fronte all’epidemia a causa di tutti questi anni di distruzione della presenza dello Stato nella vita pubblica ed economica, con la fine dello stato sociale e con la religione del libero mercato; i nostri diritti fondamentali come salute e vita sono ridotti quasi a parole vuote, perché non hanno l’effettività che solo l’intervento statale può garantire universalmente per tutti, specialmente per le classi sociali più povere. Oggi dai paesi socialisti viene una lezione sulle prospettive delle relazioni internazionali di un mondo che sta mettendo da parte l’unipolarismo americano e l’eurocentrismo, verso un multipolarismo in cui gli stati socialisti hanno un ruolo decisivo. Questa tragedia mostra che l’umanità può e deve cercare nuovi modelli sociali se non vuole andare contro la propria rovina.

5) Quando la vita dovrebbe tornare alla normalità? Qual è la sua aspettativa su questa epidemia?

Non lo sappiamo ancora, molto dipenderà dalle decisioni che vengono prese oggi e da ciò che gli altri paesi decideranno di fare. Mai come oggi, l’umanità ha un futuro condiviso, nel bene e nel male. Sfortunatamente, i limiti dei sistemi occidentali non ci danno molte speranze. La consapevolezza delle persone sulla necessità di un cambiamento radicale può essere un modo per cercare di uscire da questa situazione il più rapidamente possibile. Per uscire da questa crisi è necessario che nulla rimanga come prima.

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